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WSJ: "Italia, suicidio demografico E' un paese per vecchi"

La bassa natalità rischia di avere conseguenze catastrofiche: entro fine secolo la popolazione italiana precipiterà a 10 milioni. E la quota degli under 20 non supererà mai più quella degli over 60

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Un reparto di neonatologia (Newpress)
Un reparto di neonatologia (Newpress)

Roma, 7 settembre 2010 - ‘’Italia, riposa in pace’’: è un vero e proprio epitaffio per il nostro paese il titolo di un editoriale che appare oggi sul Wall Street Journal. Secondo il principale giornale economico mondiale, ‘’se la demografia è un destino, l’Italia sta letteralmente morendo’’ e la sua bassa natalità ‘’minaccia di avere conseguenze sociali ed economiche catastrofiche’’.
 

Il commento, a firma del giornalista italiano Giulio Meotti, parte dalle stime dell’istituto tedesco di ricerca demografica Max Planck, secondo il cui direttore James Vaupel se il trend attuale continuerà la popolazione italiana precipiterà a 10 milioni entro fine secolo.

La maggior minaccia che gli abitanti del Bel Paese devono fronteggiare, si legge nell’articolo, è quella dell’autoimmolazione demografica. Dal 1994 - i dati citati - il numero delle nascite è sistematicamente superato da quello dei decessi; la fertilità è ai livelli minimi, 1,3 figli per donna. Negli anni Sessanta era di 2 bambini a coppia.

La crisi delle nascite, prosegue il WSJ, minaccia di avere conseguenze sociali ed economiche disastrose. Già oggi, il 22 per cento della popolazione italiana è in età pensionistica, uno dei tassi più elevati a livello mondiale. L’Italia destina inoltre alla previdenza il 15 per cento del pil (prodotto interno lordo), più di ogni altra nazione europea. L’Italia non è il solo Paese sull’orlo del suicidio demografico, sottolinea l’editoriale. Ma è il primo nel mondo che vive il cosiddetto “crossing over”, dove ciò il numero degli under 20 è inferiore a quello degli over 60. Entro il 2050, annuncia il quotidiano, il 60 per cento degli italiani non avrà fratelli, sorelle, cugini, zii o zie.


Una situazione paradossale è che i tassi più bassi di fertilità - si legge nell’editoriale - sono concentrati nei Paesi più religiosi d’Europa, fra cui la cattolica Italia. I tassi di natalità più alti si concentrano invece nel laico e secolare Nord d’Europa, specie in Scandinavia. E a poco sembrano essere servite le scelte del welfare: con cinque mesi di piena retribuzione e sei mesi di stipendio ridotto, ‘’la maternità in Italia ‘’è ben pagata’’ al confronto con gli Usa o Israele, i due Paesi industrializzati con i tassi di fertilità più alti’’.

 

 


 

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