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E’ cambiata l’aria. A questo punto più nessuno (salvo qualche economista risentito) crede più che l’euro possa saltare e che l’Europa possa andare in pezzi...
E’ cambiata l’aria. A questo punto più nessuno (salvo qualche economista risentito) crede più che l’euro possa saltare e che l’Europa possa andare in pezzi. L’andamento degli spread rispetto al bund tedesco dice questo e anche i rialzi delle Borse dicono la stessa cosa. Non siamo in fondo al tunnel e, forse, non si vede nemmeno la luce. Ma sappiamo che non stiamo per cadere nel baratro, per esplodere. Non più.
In termini ancora più chiari: il momento più spaventoso della crisi (quando ci siamo sentiti vicini alla fine) è passato e adesso sta cominciano la fase della ricostruzione. Sarà una faccenda lunga e complicata, probabilmente serviranno ancora lacrime e sangue. Ma l’aria è cambiata. E decisamente in meglio.
Gli storici futuri potranno indicare anche una data per la svolta e un nome. La data è quella del 21 dicembre 2011 e il nome è quello di Mario Draghi. Quel giorno la Banca centrale europea ha dato 500 miliardi di euro alle banche che hanno chiesto soldi, al tasso dell’1 per cento. E le banche italiane sono quelle che ne hanno approfittato maggiormente. Perché quello è il momento della svolta? Perché l’Europa è lenta a muoversi, è molto burocratica, ma il 21 dicembre, senza fare tante storie, sono saltati fuori ben 500 miliardi. Soldi che sono stati immessi nel sistema bancario, che ha tirato un sospiro di sollievo e che poi ha potuto comprare un po’ di titoli di Stato di cui il mercato diffidava, allentando così la pressione dei mercati.
Adesso, il 29 febbraio, le banche (questa volta soprattutto tedesche e spagnole) si stanno prenotando per mille miliardi di euro. Insomma, mentre i vertici europei fra capi di Stato si susseguono senza sosta, a Francoforte la Bce e Mario Draghi aiutano l’euro con denaro sonante. La Bce non è, come molti vorrebbero, finanziatore di ultima istanza, ma non è assente. E il cambiamento di clima si deve al suo intervento.
Ormai è chiaro che l’euro tiene e che l’Europa non salta per aria. C’è ancora qualche mina da disinnescare (Grecia e Portogallo), ma si tratta di cose gestibili. L’Italia, grazie all’altro Mario (Monti), è sulla buona strada e non rappresenta più un pericolo. A questo punto non è irragionevole pensare che anche le previsioni sull’andamento economico dell’Europa possano essere riviste al meglio (dopo tanti ribassi verso il peggio). E, forse, non è nemmeno sbagliato pensare che da luglio in avanti (superate le elezioni francesi) l’aria possa avere davvero una congiuntura più positiva per tutti (Italia compresa).
IN SOSTANZA, se questa è una crisi di fiducia, la fiducia sta tornando. E può fare davvero miracoli. Il che non significa che tutti troveranno subito un posto di lavoro (questi sono lenti a crearsi, vedi Stati Uniti) o che tutti saranno più ricchi. Però, saremo fuori dall’incubo e torneremo a poter ragionare sul nostro futuro. Insomma, invece di ammassare scatole di pasta in cucina (in previsione di tempi grami), potremo cominciare a mettere qualche bottiglia di champagne in frigorifero.