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C’ERA una volta l’Europa… Possibile? Possibile. A Bruxelles non lo nascondono più: l’euro rischia la fine, dicono. Tutto dipende dall’esito del voto greco del 17 giugno ma dipende ancor più dalla soluzione che verrà scelta...
di Alberto Mazzuca
C’ERA una volta l’Europa… Possibile? Possibile. A Bruxelles non lo nascondono più: l’euro rischia la fine, dicono. Tutto dipende dall’esito del voto greco del 17 giugno ma dipende ancor più dalla soluzione che verrà scelta per aiutare l’altro grande ammalato, la Spagna, che si è rivelato più grave del previsto.
LO SCENARIO è cambiato: fino a poco tempo fa l’epicentro della crisi era nei debiti pubblici, ora è nelle banche. E qui sta il grosso guaio: il Fondo di stabilità europeo può finanziare gli Stati ma non i privati. Sta accadendo questo: alla spagnola Bankia mancano 15 miliardi di euro di capitale e il governo di Madrid non è in grado di finanziarla, perché dovrebbe emettere debito pubblico superiore all’1% del Pil. Bankia rischia così di fallire con effetti negativi a catena. Già ci sono fughe di depositi dalle banche spagnole dopo quelle registrate nelle banche greche e il contagio potrebbe estendersi nei Paesi vicini. Non è senza significato che molti organismi bancari internazionali stiano ritornando a strutturarsi su base nazionale, che le Borse siano in picchiata e gli spread sui tassi in aumento, che multinazionali dell’economia reale stiano fuggendo dall’euro, che sia addirittura comparso sui monitor di Bloomberg il codice della dracma greca, per ora priva di valutazione. Segnali devastanti che si aggiungono a un quadro fortemente depressivo dell’Eurozona con ripercussioni in Paesi come Cina, India, Brasile: anche le locomotive stanno perdendo colpi. Ci vorrebbe una forte scelta politica europea per convincere i mercati che l’Europa è pronta a dar battaglia per la sua moneta. Ma la Germania nicchia con una Merkel incapace di guardare al di là dei confini tedeschi mentre gli altri Paesi non hanno la capacità di creare un fronte comune per convincere Berlino ad accettare certe iniziative. Mario Draghi, che con i prestiti della Bce già in novembre ha evitato il collasso, ha fatto capire che, se necessario, aprirà ancora i cordoni della borsa col tacito consenso tedesco. Ma c’è bisogno molto di più, c’è bisogno di riformare l’Europa. Ed è qui dove Mario Monti deve giocare la sua partita più importante: non siamo in condizioni di poter sopportare l’uscita della Grecia dall’euro e il default della Spagna, si scatenerebbe anche da noi il panico.
MONTI ha dalla sua il vantaggio di non avere ‘pazze idee’ come ce l’ha qualcun altro e di poter fare breccia su Frau Merkel: la depressione economica dell’Europa meridionale sta infatti colpendo anche la Germania. Il premier deve permetterci di dire con fiducia: Europa, se ci sei, batti un colpo.