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La Banca centrale europea ha ridotto il costo del danaro nell’area euro a 0,75 per cento segnando un nuovo minimo storico. Azzerati anche i tassi praticati sui depositi di breve termine custoditi per conto delle banche
Roma, 5 luglio 2012 - Il costo del danaro nell’area euro scende allo 0,75 per cento segnando un nuovo minimo storico: lo ha stabilito la Banca centrale europea che ha ridotto di 0,25 punti percentuali il principale riferimento sui tassi di interesse dell’area euro, rispetto all’attuale 1 per cento. La decisione era attesa dai mercati.
Il costo del danaro nell’area euro scende allo 0,75 per cento segnando un nuovo minimo storico: lo ha stabilito la Banca centrale europea che ha ridotto di 0,25 punti percentuali il principale riferimento sui tassi di interesse dell’area euro, rispetto all’attuale 1 per cento. Con il quadro economico che ha mostrato un deterioramento negli ultimi mesi, l’istituzione monetaria ha così rotto gli indugi e operato una nuova manovra espansiva dopo sei mesi in cui li ha confermati all’1 per cento. Questa decisione è in liena con le attese dei mercati.
Inoltre la Bce ha azzerato i tassi che pratica sui depositi di breve termine custoditi per conto delle banche, che precedentemente erano allo 0,25 per cento, misura che indirettamente potrebbe tentare di favorire l’afflusso di liquidità nell’economia reale.
Infine la Bce ha anche ridotto di 0,25 punti anche il tasso sulle operazioni di rifianziamento marginali, che così cala all’1,50 per cento. Tutte queste variazioni hanno decorrenza dall’11 luglio prossimo.
Se la decisione sul principale tasso di rifinanziamento è in linea con le attese, meno pacifiche erano le aspettative degli analisti su cosa la Bce avrebbe fatto con i tassi sui depositi. In generale si scommetteva su una riduzione di questa portata del costo del danaro dato il continuo indebolimento del quadro economico, mentre nell’area euro la disoccupazione continua a salire segnando nuovi massimi storici: a maggio ha raggiunto l’11,1 per cento in media.
L’ultima variazione risale al dicembre 2011, quando la Bce aveva ridotto anche in questo caso di 0,25 punti percentuali i tassi, un taglio analogo era stato effettuato a novembre, nel mese del debutto alla presidenza di Mario Draghi. In questo modo era stata interamente annullata la breve manovra rialzista effettuata tra aprile e luglio del 2011.
CROLLANO LE BORSE EUROPEE - Le principali borse europee, però, non hanno risposto positiviamente, anche hanno virato in calo dopo che il presidente della Bce, Mario Draghi, ha avvertito che la situazione in Europa è peggiorata e rischia di peggiorare ancora.
Parole scarsamente incoraggianti a cui ha fatto seguito un nuovo indebolimento del dollaro: Piazza Affari ha chiuso in netto calo, anche se decisamente sopra i minimi di seduta con l’indice Ftse che ha ceduto il 2,03% a 14.088,74 punti. Il Ftse All Share ha lasciato sul terreno l’1,79% a 15.065,62 punti. Tra le blue chip naturalmente più colpiti i bancari, con Unicredit -5,1%, Ubi -4,8%, Intesa Sanpaolo -4,4%, Mps -4,3%.
A picco la Borsa di Madrid con l’indice Ibex che ha perso il 3% a 6.954,2 punti. Territorio negativo anche per Parigi: l’indice Cac 40 cede l’1,17% a 3.229,36 punti. Limita le perdite Francoforte, l’indice Dax perde lo 0,45% a 6.535,56 punti. Archivia, invece, la seduta in lieve rialzo la Borsa di Londra (l’indice Ftse-100 guadagna lo 0,14% a 5.692,63 punti).
SPREAD BTP-BUND - Il contesto di incertezza dipinto ha riacceso anche le tensioni sul debito sovrano dell’Italia, con lo spread tra i rendimenti di Btp e Bund decennali che si è attestato a 458 punti dai 431 della vigilia.
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