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L'Eurozona sta entrando un nuovo periodo di recessione. Lo sottolinea Standard and Poor's che prevede una contrazione del Pil dell'area dello 0,8% nel 2012. E la foto italiana è egualmente preoccupante
Roma, 25 settembre 2012 - L'Eurozona sta entrando un nuovo periodo di recessione. Lo sottolinea Standard and Poor's che prevede una contrazione del Pil dell'area dello 0,8% nel 2012 (da -0,7% indicato a luglio) e una stagnazione nel 2013 (da +0,3%). L'agenzia prevede per il 2013 un altro anno di crescita "molto debole" per Francia e Regno Unito e "ulteriori cali dell'output in Italia e Spagna".
CASO ITALIA - Per la Penisola le stime sono di una flessione del Pil pari a -2,4% quest'anno, seguito da -0,6% nel 2013 e da un incremento dello 0,4% nel 2014, come scenario centrale. Nell'ipotesi di una recessione grave, il Pil italiano è prospettato a -2,6% quest'anno e -2,1% il prossimo, seguito da +1,3% nel 2014. Per l'Italia S&P prospetta inoltre un tasso di disoccupazione al 10,7% quest'anno (dall'8,4% del 2011) e all'11% nel 2013, seguito da un calo al 10% nel 2014. L'inflazione e' prospettata al 3% quest'anno seguita dal 2%% il prossimo e poi allo 0,5% nel 2014.
TRACOLLO SPAGNA - Drastica la revisione per il Pil spagnolo, atteso ora a -1,4% nel 2013 (dopo -1,8% quest'anno) contro -0,6% indicato solo due mesi fa. I recenti indicatori economici - spiega S&P- dipingono un quadro a tinte fosche per l'Europa, anche se le prospettive variano da paese a paese. Mentre le economie minori, come Svizzera, Svezia e Belgio continuano a mostrare capacita' di resistenza, "la recessione in Italia e Spagna si sta facendo più grave".
MENO PIL MENO TASSE - I Paesi 'core' della Eurozona, in particolare la Francia si trovano in un'area di stagnazione. In Germania, l'indice Ifo di agosto suggerisce che la recessione nell'Europa del sud sta avendo ripercussioni sull'economia tedesca. L'agenzia nota inoltre come le misure di aggiustamento dei conti pubblici abbiamo avuto un impatto negativo sulla crescita economica molto più forte del previsto. In particolare nel caso della Gran Bretagna, una contrazione fiscale pari a circa il 4% del Pil nel 2009-2011 ha avuto un impatto negativo sul Pil di pari entità, il doppio rispetto a quanto atteso (-1,9%) in base alla regola empirica. Nel caso dell'Italia, a fronte di una contrazione di bilancio dello 0,7%, l'impatto è stato pari a -0,9% contro -0,4%.
NUMERI INVERTITI - Peggiori ancora le ricadute in Spagna, dove il riaggiustamento del 2009-11 è stato accompagnato da un calo del Pil del 7,1% invece che dell'1,7%. Secondo S%P l'avversa dinamica è dovuta probabilmente al fatto che i Paesi avanzati hanno avviato il risanamento simultaneamente e lo slancio iniziale dell'export favorito dalla domanda dai paesi emergenti si è via via affievolito fino a sparire, mentre è rimasto anemico il commercio intra-europeo. S&P si aspetta tra l'altro una ripresa lenta per gli emergenti dal 2013, quando il Pil cinese dovrebbe progredire tra il 7,5% e l'8,5%. Ad accentuare il rallentamento in alcuni Paesi, Gb e Irlanda in particolare, è stata poi la riduzione dei consumi privati.
IMPRESE FERME - Divergente anche l'andamento degli investimenti delle imprese. In Italia sono calati nel 2008, hanno segnato una leggera ripresa dopo il 2010, ma associata a un nuovo aumento dell'indebitamento. S&P sottolinea inoltre che "il denaro non sta affluendo all'economica reale". Quindi, a "causa della mancata trasmissione della politica monetaria all'economia reale, dovuta ad aggiustamenti strutturali nel settore finanziario e all'introduzione di nuove normative, è difficile aspettarsi una ripresa rapida".
'ANCORA CONTRAZIONI' - Commentando il rapporto dal titolo "La nuova recessione dell'Europa" Jean-Michel Six, capo economista S&P per la regione Emea, sottolinea come "gli ultimi indicatori economici continuano a dipingere uno scenario cupo per l'Europa", confermando "la nostra visione sul fatto che la regione stia entrando in un nuovo periodo di contrazione, ma con prospettive differenti da paese a paese".
'POCA LEVA' - L'agenzia prevede per Francia e Regno Unito un 2013 di crescita ancora molto debole e ulteriori cali del Pil in Italia e Spagna mentre le 'piccole economie aperte' d'Europa, come Svizzera, Svezia e Belgio, continuano a dar prova di resistenza alla crisi. Ma la scena economica europea resta dominata dalla "simultanea" riduzione della leva finanziaria sia nel settore pubblico, che in quello privato e in quello finanziario.
TEST CONSUMO - E in Italia come viene percepita la crisi? In leggero rialzo a settembre l'indice del clima di fiducia dei consumatori che passa da 86,1 a 86,2. Crescono leggermente sia la componente riferita al clima economico generale (da 69,5 a 71,0) sia, in misura più limitata, quella relativa al clima personale (da 92,0 a 92,3). L'indicatore del clima corrente è stabile a 94,0, quello riferito alla situazione futura aumenta lievemente (da 76,7 a 76,9). I giudizi sulla situazione economica dell'Italia risultano invece in lieve peggioramento (il saldo passa da -134 a -136), mentre le aspettative future migliorano in misura significativa (da -66 a -56). Le attese sulla disoccupazione sono in aumento (da 112 a 114 il saldo).
FAMIGLIE KO - Le opinioni sulla situazione economica della famiglia peggiorano (da -65 a -75 il saldo), mentre le attese restano stabili (-36). Anche i giudizi sul bilancio familiare peggiorano (da -17 a -24 il saldo. Il saldo dei giudizi sull'evoluzione recente dei prezzi al consumo è in forte aumento (da 50 a 81). Le valutazioni sull'evoluzione nei prossimi dodici mesi indicano una decisa crescita della dinamica inflazionistica (da 14 a 30 il saldo). E ciò, nonostante le previsioni di una stagione di difficilissimi rinovi contrattuali (che interessano 3,8 milioni di lavoratori), con riflessi certi per l'indice delle retribuzioni contrattuali, che - in assenza di buone notizie - da gennaio 2013 crollerebbe, attestandosi allo 0,9%.
CROLLO ACQUISTI - Intanto cala - sempre più vistosamente - il mercato immobiliare. Nel primo trimestre del 2012 "le compravendite di unità immobiliari (154.813) sono diminuite del 16,9% rispetto al primo trimestre del 2011", mentre "le compravendite di immobili ad uso residenziale sono diminuite del 17,2%" e "quelle di immobili ad uso economico dell'11,8 per cento". Sempre nel primo trimestre dell'anno, "i mutui (92.415 in totale) sono diminuiti del 49,6% rispetto al primo trimestre 2011. In particolare, i mutui con costituzione di ipoteca immobiliare (64.116) hanno registrato una flessione tendenziale del 39,2%, quelli non garantiti da ipoteca immobiliare (28.299) sono diminuiti del 63,6%".
IL CENTRO SOFFRE - L'Istat spiega che nel periodo di riferimento il 92,9% delle convenzioni di compravendita ha riguardato immobili per abitazione, il 6,3% unità immobiliari a uso economico. "Nel primo trimestre 2012 - si legge nella nota dell'Istituto - rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, si registrano variazioni tendenziali negative in tutte le ripartizioni territoriali per entrambe le tipologie di compravendita. Le compravendite di unità immobiliari in totale diminuiscono in maggior misura al Centro (-21%), nelle Isole (-18,1%) e nel Nord-est (-17,8%); le diminuzioni tendenziali registrate al Nord-ovest (-14,7%) e al Sud (-14,2%) sono più contenute ed inferiori a quella media nazionale (-16,9%). L'andamento è analogo per le compravendite di unità immobiliari ad uso abitazione ed accessori.
DATI MACROAREE - Quanto alla ripartizione territoriale dei mutui, per quelli "senza costituzione di ipoteca immobiliare è il Centro, con una diminuzione tendenziale del 74,5%, a registrare la flessione più marcata; il calo minore si rileva nelle Isole (-53,9%). Sono inferiori a quella media nazionale (-63,6%) le variazioni tendenziali osservate al Nord-est (-61,4%), al Sud (-60,8%) e al Nord-ovest (-59,7%). Per i mutui garantiti da ipoteca immobiliare il calo tendenziale maggiore si registra nelle Isole (-45,8%) ed è superiore a quella media nazionale (-39,2%) anche la diminuzione tendenziale osservata al Sud (-41,3%); inferiori sono le flessioni osservate nel Centro (-37,8%) e nel Nord-est (-36,8%). In linea con il dato medio nazionale e' la diminuzione osservata nel Nord-ovest (-39,2%)".
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