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Crisi, Banca d'Italia:
per due famiglie su tre
il reddito è insufficiente

Lo afferma uno studio di due economiste del servizio studi di Palazzo Koch, Laura Bartiloro e Cristiana Rampazzi. Particolarmente colpiti i giovani e chi vive in appartamenti in affitto

Famiglia (foto Radaelli)
Famiglia (foto Radaelli)

Roma, 5 marzo 2013 - Le famiglie italiane sono in crescente difficoltà per la crisi economica e due nuclei su tre ritengono il proprio reddito insufficiente. Lo afferma uno studio di due economiste del servizio studi della Banca d’Italia, Laura Bartiloro e Cristiana Rampazzi, pubblicato da Palazzo Koch. "A conferma del disagio espresso dai nuclei familiari - affermano le ricercatrici - nel 2010 è aumentata al 65% (era al di sotto del 40% nel 1990) la quota di quelli che valutano il proprio reddito inferiore a quanto ritenuto necessario". "L’incremento - secondo il 'Quaderno di economia e finanza' di Bankitalia dedicato a risparmio e ricchezza delle famiglie - è più diffuso per i nuclei che vivono in affitto, in cui il capo-famiglia è operaio oppure disoccupato, pensionato, impiegato a tempo parziale".

"La recente flessione - affermano le due economiste della Banca d’Italia - del saggio di risparmio delle famiglie italiane, quasi 4 punti percentuali tra il 2007 e il 2011, è avvenuta a fronte di una sostanziale stazionarietà in Francia e in Germania".

"Emergono - secondo lo studio diffuso da Palazzo Koch - chiari segnali di difficoltà delle famiglie nel riuscire a risparmiare la quantità di risorse desiderata, in presenza di una marcata contrazione del reddito disponibile e del contestuale obiettivo di contenerne l’impatto sul proprio tenore di vita". In particolare, "sono aumentate, fino a toccare il 90% nell’ultimo quinquennio (dal 75% degli anni precedenti), le famiglie che ritengono opportuno risparmiare, plausibilmente per motivi precauzionali legati alla fase ciclica recessiva. Tali giudizi sono meno diffusi tra i lavoratori autonomi e riguardano senza distinzione le varie tipologie di struttura familiare (ad esempio per età del capofamiglia e grado di istruzione)".

"Contestualmente tuttavia - sottolineano le due studiose di Via Nazionale - la quota di famiglie che ritengono di avere effettive possibilità di risparmio si è collocata su livelli storicamente bassi, intorno al 30% dalla metà dello scorso decennio (era sul 50% all’inizio degli anni novanta)". Per i giovani con elevata istruzione, conclude il 'Quaderno di economia e finanza', "il divario tra coloro che ritengono, rispettivamente, opportuno e possibile risparmiare è aumentato soprattutto fra quelli che vivono soli, in affitto e che sono titolari di un contratto di lavoro a tempo determinato. La forbice, inoltre, risulta essere più ampia per le famiglie che risiedono nei comuni più grandi".

"A fronte - affermano le due studiose - di una generale riduzione del risparmio e dell’interruzione della crescita della ricchezza netta, alcune famiglie hanno risentito della crisi più di altre. Per i nuclei a basso reddito, per quelli giovani e per gli affittuari quasi tutti gli indicatori esaminati hanno registrato un peggioramento"”.
Lo studio "pone in luce la vulnerabilità di una quota rilevante di famiglie giovani e di locatari. I dati macroeconomici più recenti indicano una ulteriore riduzione del reddito e un peggioramento del tasso di risparmio, prefigurando quindi un successivo inasprimento delle condizioni finanziarie delle famiglie più vulnerabili in assenza di opportune misure di sostegno o di una ripresa del ciclo economico".

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