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Il taglio delle tasse in busta paga?
Al massimo 14 euro al mese

Confesercenti: lo sgravio sarà inferiore all'aumento dell'Iva. Nessun beneficio per i redditi più bassi e più alti 

di Olivia Posani

Olivia Posani

ROMA, 17 ottobre 2013 - AUMENTO medio in busta paga: 8 euro al mese. A compulsare la legge di Stabilità non sono solo i tecnici della Commissione europea, ma anche i centri studi della varie associazioni, che cercano di capire quanto valga l’alleggerimento fiscale sul lavoro. Sul piatto il governo ha messo 2,5 miliardi per il prossimo anno, di cui 1,6 destinato ai lavoratori dipendenti. Nel triennio (cioè da gennaio alla fine del 2016) la somma arriva a 10, 6 miliardi: 5 di sgravi Irpef e 5,6 di riduzione del costo del lavoro per le imprese. Il governo, però, non ha stabilito quale sia la platea di lavoratori su cui intervenire e dunque nel provvedimento non c’è la ripartizione delle cifre. Ha rinviato il tutto a Parlamento e parti sociali.

LA CONFESERCENTI, che cerca anche di capire se l’alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro potrà far ripartire un po’ di consumi, è arrivata a una serie di conclusioni non esaltanti. L’ufficio studi dell’associazione e guidata da Venturi, ha calcolato che a beneficiare dell’innalzamento della detrazione base (passa da 1.338 euro a 1.510) saranno solo 15,9 milioni di contribuenti su un totale di 41 milioni (il 38% del totale). Per evitare di disperdere le poche risorse a diposizione sono stati infatti esclusi lavoratori autonomi e pensionati. Questi ultimi saranno compensati dal fatto che l’assegno (fino a 3 mila euro) tornerà a rivalutarsi grazie all’aggancio con l’inflazione, congelato per due anni dalla Fornero. Nessun beneficio anche per gli incapienti, cioè i 4 milioni di lavoratori che guadagnando fino a 8 mila euro l’anno: non pagano tasse e dunque non usufruiscono delle detrazioni. Detrazioni che scompaiono dai 55 mila euro in su.

COME DICEVAMO, il beneficio medio è di 8 euro al mese (104 l’anno). Ma chi guadagna 9 mila euro l’anno otterrà 2 euro e 80 centesimi in più al mese (25 euro l’anno). Ancora peggio andrà a chi guadagna 55 mila euro: 1 euro e 83 centesimi al mese (22 l’anno) , mentre per il livello di reddito più ‘premiato’ (15 mila euro) l’aumento sarà 14,3 al mese ( 172 l’anno). Cifre che tengono conto anche del fatto che sia stata abrogata la detrazione per i redditi tra 23mila e 28 mila euro. In sostanza, secondo Confersercenti, lo sgravio Irpef sarà inferiore all’aumento di imposte (circa 105 euro a famiglia) prodotto dall’aumento al 22% dell’aliquota Iva.
Simulazioni analoghe arrivano dalla Cgia di Mestre, secondo cui i vantaggi economici più «tangibili» arriverebbero per i dipendenti con reddito imponibile Irpef che oscilla tra i 15.000 e i 20.000 euro all’anno (950-1.250 euro netti). I più fortunati sono quelli con un reddito annuo di 15.000 euro, (971 netti): il vantaggio sarebbe di 172 euro all’anno, che si tradurrebbe in 14 euro mensili in più in busta paga. Invece, per un dipendente con un reddito di 20.000 euro, (1.233 netti) il vantaggio fiscale annuo sarebbe di 151 euro. Prarticamente zero per chi si avvicina ai 55 mila euro.
Per le imprese la riduzione del cuneo fiscale arriverà grazie al taglio dei contributi sociali (1 miliardo) riduzione dell’Irap (40 milioni) per chi assume a tempo indeterminato, incremento dell’Ace.

«DIRE che la manovra è insufficiente per rilanciare la domanda non mi sembra onesto», dice il ministro Saccomanni replicando alle accuso di Confindustria e sindacati. Le famiglie, aggiunge, «sanno che cosa si possono aspettare. Si poteva fare di più, ma certamente la manovra, che è stata ben accolta dai mercati, potrà essere migliorata in Parlamento»

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