Imu, parte la rivolta dei Comuni: "Rischiano di pagare i cittadini". Ecco la mini-stangata di 42 euro

La decisione di far pagare ai contribuenti il 50% dell’aumento delle aliquote Imu sulle prime case decise dai Comuni nel 2013, porterebbe una mini stangata di 42 euro medi per i residenti nei Comuni che quest’anno hanno deciso aumenti di aliquote. Cig, bozza: posto tetto mobilità deroga a sette mesi

Roma, 28 novembre 2013 - La decisione di far pagare ai contribuenti il 50% dell’aumento delle aliquote Imu sulle prime case decise dai Comuni nel 2013, porterebbe una mini stangata di 42 euro medi per i residenti nei Comuni che quest’anno hanno deciso aumenti di aliquote. “Ad oggi, infatti - spiega Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL - anche se c’è ancora tempo (la scadenza per l’approvazione dei Bilanci comunali è al 30 novembre), sono 873 i Comuni che hanno deliberato aumenti di aliquote dell’IMU sulla prima casa e tra essi 11 Città capoluogo”. Nello specifico a Milano l’aliquota è passata dal 4 al 6 per mille; a Bologna dal 4 al 5 per mille; a Napoli dal 5 al 6 per mille; a Genova dal 5 al 5,8 per mille; ad Ancona dal 5,5 al 6 per mille; a Benevento dal 5 al 6 per mille; a Verona si passa dal 4 al 5 per mille; a Frosinone, Caltanissetta, Cosenza e Vibo Valentia passa dal 4 al 6 per mille. Diversamente, dunque, dalle aspettative, non c’è la propagandata esenzione totale. Secondo i calcoli del Servizio Politiche Territoriali della Uil, il conto a Milano è di 73 euro (nel 2012, però, si sono pagati 292 euro medi); a Bologna di 40 euro medi (321 euro nel 2012); a Napoli di 38 euro medi (379 euro nel 2012); a Genova di 31 euro medi (72 euro nel 2012); ad Ancona di 21 euro medi (341 euro nel 2012) ; a Verona di 31 euro medi (281 euro nel 2012). Dunque si avrà un risparmio rispetto al 2012, ma la tassa sulla casa si pagherà comunque. In totale, ad oggi (c’è tempo ancora fino al 9 Dicembre per definire le aliquote del 2013), si tratta di 3,4 milioni di prime case che si aggiungono ai 44.785 “nababbi” possessori di una prima casa di lusso (A/1, A/8 e A/9), i quali verseranno il saldo il 16 Dicembre. Quindi, tra saldo IMU e Tares e acconto IUC, tra il 16 Dicembre e il 16 Gennaio, si profila un vero ingorgo fiscale per le tasse sulla casa. Questo incrocio fiscale, insieme agli aumenti delle Addizionali IRPEF, rischia di contrarre ancora di più i consumi interni e quindi la ripresa economica ed occupazionale. “Sul fisco locale - conclude Loy - servono certezze, perché con cambi di nome, di regole di scadenze, oltre che ad aumentare il peso fiscale si disorientano i contribuenti”. (ieri l'ok del Cdm allo stop della seconda rata per le prime case).

E infatti insorgono i Comuni. Per il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, l’eventuale scelta del governo di restituire ai Comuni solo il 50% dell’Imu incassata nel 2013 con l’aumento delle aliquote delle addizionali “sarebbe una follia” che porterebbe allo “scontro istituzionale”. Lo ha detto a margine di un convegno sul dopo Expo 2015. “Non è neanche una scelta, saremmo alla follia. Se così fosse, e confido ancora che non sarà, saremmo allo scontro istituzionale. Milano non ci sta, l’Anci non ci sta, e nessun governo può permettersi di andare contro gli interessi dei cittadini e di coloro che li rappresentano ovvero i Comuni”, ha aggiunto Pisapia.

FASSINO - “Il Governo faccia rapidamente chiarezza sulla seconda rata dell’Imu 2013 e onori gli impegni assunti con i contribuenti e i Comuni italiani. I Sindaci hanno dimostrato ampiamente responsabilita’ e spirito propositivo, ma non si puo’ abusare della loro pazienza e tanto meno si puo’ abusare della pazienza dei cittadini”. Lo ha dichiarato il Presidente della Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, Piero Fassino, rinnovando la richiesta di un incontro urgente con il Presidente del Consiglio. ‘’Da troppe settimane e ancora nelle ultime ore - ha sottolineato Fassino, come riporta il sito Anci.it - si susseguono da parte di singoli esponenti governativi dichiarazioni contraddittorie e addirittura antitetiche. E’ tempo che cessi questo assurdo balletto di parole che hanno il solo esito di alimentare confusione e sconcerto nei cittadini ed esasperazione negli Amministratori locali”. “All’atto della decisione di superare l’Imu sulla prima casa - ha ancora aggiunto il Presidente Anci - il Governo assunse due espliciti impegni: i contribuenti non avrebbero piu’ pagato l’Imu nel 2013 e ai Comuni sarebbe stato garantito l’identico importo onde poter assicurare l’erogazione di essenziali servizi ai cittadini. E’ troppo chiedere che finalmente si dia corso a impegni cosi’ esplicitamente assunti?”

DE MAGISTRIS - “Il Governo deve mantenere gli impegni presi con i comuni, soprattutto verso quelle città che hanno iniziato un percorso virtuoso di risanamento dei proprio conti, anche attraverso scelte difficili ma responsabili”. Lo dice il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. “Oggi- aggiunge- il governo non puo’ chiedere ai comuni, a fronte dell’abolizione dell’Imu che pure i comuni condividono, di garantire la copertura finanziaria a questa sua decisione. Non ci possono chiedere di imporre ai cittadini il pagamento della tassa a gennaio 2014, in modo da reperire risorse che, invece, avrebbe dovuto garantire il Governo stesso, essendo l’abolizione dell’Imu una scelta dello stato centrale”. Per de Magistris “il governo che giustamente ha deciso l’abolizione Imu deve garantire ora la totale copertura finanziaria di questa operazione, perche’ si tratta di un fondamentale principio di contabilita’ finanziaria oltre che di una fondamentale questione di giustizia. I comuni da troppo tempo stanno pagando un prezzo altissimo, con i tagli ai trasferimenti nazionali che spingono noi amministratori in alcuni casi a non poter garantire i servizi e i diritti fondamentali dei cittadini, ovvero quei diritti costituzionalmente sanciti che, se non garantiti, determinano la sospensione dello stato democratico”.

MEROLA - “Una beffa per i Comuni e per i cittadini”: il sindaco di Bologna, Virginio Merola, non usa mezzi termini per criticare gli ultimi provvedimenti del governo sulla seconda rata dell’Imu. “Il governo e il presidente del Consiglio - ha dichiarato Merola - non hanno accolto la richiesta di un incontro preliminare da parte dei Comuni. Si e’ scelta una soluzione che scarica su cittadini e sindaci il costo della mancata copertura integrale della seconda rata Imu. Cosi’ l’Imu sulla prima casa - ha osservato - non e’ abolita e i cittadini pagheranno; non sappiamo pero’ ancora chi e quanto, occorre leggere il testo definitivo. L’impegno del presidente Enrico Letta - ha concluso il sindaco di Bologna - era di adottare il provvedimento il 15 ottobre e di coprire totalmente il mancato gettito Imu”.

DE GIROLAMO - “Lo avevamo promesso e abbiamo mantenuto la parola data: la seconda rata Imu non verrà pagata per i fabbricati rurali e per i terreni agricoli degli imprenditori agricoli professionali. Allo stesso tempo abbiamo dimezzato l’onere dell’Imu per i terreni agricoli posseduti da ‘non agricoltori’. Lo dovevamo a tutti gli agricoltori italiani, che lo scorso anno avevano subito questa tassa, ingiusta due volte, perche’ colpisce un bene produttivo come la terra. Le aziende agricole che hanno pagato nel 2012 possono stare così tranquille e utilizzare per gli investimenti i 537 milioni di euro di risparmio fiscale che siamo riusciti ad ottenere per il settore con i provvedimenti di eliminazione dell’Imu”. Cosi’ il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Nunzia De Girolamo, ha commentato la decisione da parte del Consiglio dei Ministri di abolire la seconda rata dell’Imu sui terreni e fabbricati rurali. Le abrogazioni e le riduzioni ottenute per il 2013 dal Ministro de Girolamo hanno consentito di non far pagare al settore 64 milioni sui fabbricati rurali, 315 milioni sui terreni di proprieta’ degli imprenditori agricoli professionali e 158 milioni sui terreni di proprieta’ dei non agricoltori, per un risparmio fiscale complessivo per il settore pari a 537 milioni.

“Ho chiesto poi di prevedere una riforma strutturale sulla tassazione per gli immobili agricoli che verrà trattata in sede di conversione della legge di stabilita’ alla Camera- ha aggiunto- abbiamo previsto anche di ripristinare, per le societa’ agricole, il diritto di optare per la tassazione in base al reddito catastale dei terreni, perche’ l’abrogazione di questa misura da parte del Governo Monti e’ illogica e contraddice l’ordinamento comunitario. Su queste misure il mio Ministero ha gia’ reperito, attraverso tagli e risparmi, 108 milioni di euro, che sono certa potranno essere incrementati attraverso la collaborazione di tutte le forze politiche che hanno a cuore il destino di questo comparto, nel lavoro alla Camera”. “Ho lottato perche’ fosse riconosciuta la necessita’ di tutela ad un comparto fondamentale della nostra economia, che rappresenta il motore del Made in Italy agroalimentare che vale in tutto il suo complesso il 17% del Pil-ha proseguito- mi scuso con il Presidente Letta ed il Ministro Saccomanni se ho usato a volte toni in po’ duri, ma l’ho fatto perche’ credevo in questa battaglia e perche’ il settore lo merita. Abbiamo dato un segnale importante all’agroalimentare. Ha vinto l’agricoltura italiana”.

CIG E MOBILITA' - Nel 2014 il trattamento di mobilità in deroga potrà essere concesso per una durata massima di 7 mesi (10 al Sud) a coloro che hanno beneficiato del sussidio per meno di 3 anni e per una durata massima di 5 mesi (8 al Sud) per chi ha già beneficiato dell’ammortizzatore per più di 3 anni. Lo si legge nella bozza del decreto sulla cig in deroga.  Chi ha beneficiato di meno di tre anni di mobilità in deroga - si legge nella bozza di decreto all’esame della Ragioneria dello Stato - non puo’ comunque superare nel complesso il tetto di 3 anni e cinque mesi (3 anni e 8 mesi al Sud).

Per il 2015 e il 2016 il trattamento di mobilità in deroga non può essere concesso a coloro che hanno già beneficiato di 3 anni del sussidio (anche non continuativi). Per chi invece ha beneficiato di meno di 36 mesi ci sarà la possibilità di avere al massimo ulteriori 6 mesi (8 mesi complessivi per i lavoratori del Sud). Il limite massimo complessivo non puo’ superare i 3 anni e 4 mesi. Dal 2017 la mobilita’ in deroga non puo’ piu’ essere concessa. I trattamenti di cassa integrazione e di mobilità in deroga non possono essere concessi in favore dei lavoratori per i quali vi sia possibilita’ di accesso alla analoghe prestazioni previste dalla normativa (cig ordinaria e straordinaria, mobilita’ ordinaria).