Roma, 18 mar. - "Demagogica", "populista" e "tardiva". La proposta di Walter Veltroni di ridurre lo stipendio dei parlamentari suscita polemiche da parte del Pdl. Ma è dalla Sinistra Arcobaleno che fioccano le critiche più nette. Gli ex alleati dell'Unione attaccano e ricordano che fu proprio il Partito Democratico a frenare sui tagli ai costi della politica.
"Meglio tardi che mai - commenta Cesare Salvi - siamo contenti che Veltroni abbia deciso di copiare il programma di Sinistra Arcobaleno sui tagli ai costi della politica, anche se si era dimenticato di scriverlo nel suo". Per Salvi però "la conversione di Veltroni è tardiva: da segretario del Pd non ha speso una parola quando, con il senatore Massimo Villone e altri, abbiamo fatto una battaglia sulla legge Finanziaria per tagliare 7 milioni di euro di sprechi pubblici. E da sindaco di Roma - conclude l'ex capogruppo di SD al Senato - una delle amministrazioni in cui c'è un numero eccessivo di consulenze e società miste, non ha fatto nulla per tagliare quei costi inutili".
Secondo Gennaro Migliore, Veltroni "si è dimenticato che proprio i suoi parlamentari si sono opposti all'approvazione delle proposte di legge depositate in Parlamento, a partire da quelle di Rifondazione comunista, che prevedono l'introduzione dei tetti salariali per gli stipendi dei parlamentari e dei manager pubblici: un vero scandalo della disuguaglianza retributiva nel nostro Paese".
"I costi della politica sono un problema serio, non una bandiera populista da agitare davanti alle folle in campagna elettorale, come fa il leader del Pd", aggiunge Giovanni Russo Spena. E se Natale D'Amico ribadisce che "la resistenza ai tagli è arrivata, oltre che della destra, proprio da esponenti del Pd", e Angelo Bonelli invita Veltroni a fare "meno propaganda", per il socialista Valdo Spini, quello del segretario del Pd è un "attacco tipico di una certa tradizione comunista".
Emma Bonino ricorda che le indennità dei parlamentari sono regolate dalla legge che le ha equiparate agli stipendi dei giudici della Cassazione. "Ciò che trovo più irritante - sottolinea - sono i benefit" di cui godono i parlamentari, mentre invece "bisognerebbe mettere le mani sull'organizzazione stessa" del Parlamento.
Alle critiche che arrivano da sinistra si aggiunge quella degli esponenti del fronte opposto. "Mi indigno e mi chiedo chi è quel pensionato di 52 anni che percepisce 5.216 euro netti al mese di pensione? - attacca Gianfranco Fini - È Walter Veltroni e credo che gli italiani debbano saperlo".
"Il marziano Veltroni - ricorda il leghista Roberto Calderoli - anche questa volta non si è accorto che nella riforma costituzionale realizzata nella passata legislatura dalla Lega Nord si riducevano già il numero e gli stipendi dei parlamentari".
"Evidentemente - aggiunge il candidato premier dell'Udc Pier Ferdinando Casini - i parlamentari del centrosinistra si erano distratti in questa legislatura quando in un emendamento alla Finanziaria noi votammo per la riduzione dell'indennità e loro le difesero". Veltroni, conclude Francesco Storace, "fa il gioco delle tre carte".
IN SERATA
Walter Veltroni sfida il leader di An, Gianfranco Fini, sul tema delle indennità per gli ex parlamentari e sulla riduzione delle spese della politica. Il candidato leader del Partito democratico replica alle accuse di 'faccia tosta' a lui rivolte oggi da Fini perché percepisce oltre 5mila euro al mese di indennità da ex europarlamentare. "In questi anni, da quel momento in poi, una parte consistente di quei soldi, 100mila euro, li ho dati per beneficenza, li ho dati ad associazioni dove c'è sofferenza", ha detto Veltroni, scatenando l'applauso delle migliaia di persone, 10mila per gli organizzatori, giunte a piazza Castello, a Torino, per ascoltare il 62.mo comizio tenuto in altrettante città d'Italia. "Sono assolutamente certo - ha detto Veltroni -, visto che Fini ha posto il problema, che guadagnando il doppio avrà sicuramente dato il doppio".