ROMA, 23 marzo 2008 - "SERVONO scelte forti per rompere il duopolio Pd-Pdl in campagna elettorale". Un voto val bene una Messa? Enrico Boselli, leader nonché candidato premier del partito socialista sbuffa: «Piano, piano: si tratta di un messaggio forte, è vero, ma giusto nel quale noi crediamo».
Un non credente, un laico che sceglie Gesù come testimonial? Puzza di furbata elettorale.
«Prima di tutto, il messaggio cristiano non è esclusiva di nessuno, nè della Chiesa cattolica nè di un partito: è un messaggio universale. In secondo luogo, in moltissime occasioni si è detto che il primo socialista è stato Gesù: noi nasciamo per difendere i più deboli e per garantire a tutti pari dignità. Mi sembra che questi siano valori comuni all’insegnamento cristiano».
Ma ci sono molti altri valori che non condividete. O nella scorsa legislatura avete litigato con la teodem Paola Binetti solo per sfizio?
«Forse la scelta che abbiamo fatto colpisce perché il Partito socialista è considerato da qualche anno una forza antireligiosa. E’ vero che vogliamo riaffermare la laicità dello Stato ma noi non siamo antireligiosi: la stragrande maggioranza dei nostri iscritti e dei nostri dirigenti è cattolica. Non mi sembra ci sia contraddizione: Gesù, per essere chiari, con i Dico non c’entra niente».
Davvero? Non è la linea del Vaticano.
«Ma le gerarchie ecclesiastiche sono una cosa, il messaggio cristiano un’altra. Credo che i cittadini sappiano distinguere. Comunque, per giudicare consiglio a tutti di aspettare il 29, quando presenteremo lo spot a Bologna prima di mandarlo in onda sulle tivù private, in maniera massiccia».
A chi è diretto il messaggio?
«Agli italiani. A tutti quelli che andranno a votare il 13 e il 14 aprile. E’ molto difficile parlare agli italiani in questa campagna elettorale truccata, con Berlusconi e Veltroni che, di fatto, hanno ammazzato e sepolto la par condicio».
Pensa che la clip piacerà agli elettori cattolici?
«Penso di sì. Non c’è niente di vergognoso nella decisione di utilizzare immagini di Cristo. E’ vergognoso, invece, che da giorni Berlusconi e via via tutti gli altri sfruttino il caso Alitalia, la pelle di migliaia di lavoratori, per farci campagna elettorale».
Una campagna che lei ha condito di uscite clamorose: dall’offerta di una candidatura a Mastella alla fuga da Porta a porta...
«E’ clamorosa questa campagna elettorale, perché c’è il dominio televisivo di due partiti, stigmatizzato pure dal garante delle comunicazioni. Io sono candidato premier insieme ad altri e non riuscirò mai ad avere un confronto o un contraddittorio con altri candidati. E’ una campagna elettorale che neanche nella Russia di Putin si è mai vista. Di fronte all’oscuramento deciso dai direttori e dai conduttori televisivi abbiamo il dovere di dare messaggi forti».
E’ l’unico modo per abbattere il duopolio?
«E’ un ragionamento lungo».
Lo riassuma.
«Io penso che non possa venire nulla di buono all’Italia dallo scontro fra Pdl e Pd. Prendiamo quest’ultimo partito, che ci dovrebbe essere più vicino: semmai riuscirà ad avere la maggioranza, non riuscirà mai a governare perché è come la vecchia Dc. Un partito con dentro correnti che in realtà sono altri partiti. C’è la Binetti con il cilicio e c’è la Bonino. C’è Nerozzi che era contro la legge Biagi e c’è Ichino che la difende. C’è Visco che ha lottato contro l’evasione fiscale e Calearo che ha inneggiato lo sciopero fiscale. E’ facile profetizzare che l’immagine di unità si sgretolerà il 14 aprile. Il duopolio Veltroni-Berlusconi può regalare solo guai».
di ANTONELLA COPPARI