PRESIDENTE, l’Italia che va al voto è pessimista. E pessimista appare anche lei che, a differenza di altre campagne elettorali, non fa promesse, non annuncia rivoluzioni, anzi parla di sacrifici, di rimboccarsi le maniche, di lavorare sodo. Cosa è successo? Quando è successo?
"Non sono pessimista, non è nel mio carattere. E’ vero invece che sono preoccupato per ciò che troveremo dopo le elezioni, in quanto il prossimo esecutivo si troverà a gestire l’eredità disastrosa del governo Prodi. Un governo che con il suo ‘tassa e spendi’ ha messo in ginocchio l’Italia con una serie di record negativi: la pressione fiscale al 44 per cento; la crescita vicino allo zero, la più bassa d’Europa; i prezzi alle stelle e i conti pubblici tutt’altro che a posto, come dimostra l’inesistenza del tanto vantato ‘tesoretto’. Di fatto, gli italiani hanno gli stipendi in lire, ma le tasse e la spesa per la casa devono pagarle in euro. Il tutto ha creato un cortocircuito nei bilanci delle famiglie. A questo disastro si è aggiunta la tragedia dei rifiuti a Napoli e in Campania, che ha distrutto l’immagine dell’Italia nel mondo, con danni incalcolabili per il turismo e per le esportazioni del ‘made in Italy’ a partire dai nostri prodotti di qualità: il buon cibo, il buon vino, l’abbigliamento e i prodotti di alta tecnologia".
Si riferisce alla mozzarella con la diossina, la cui importazione è stata bloccata ieri dalla Cina dopo i problemi con Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Francia?
"Anche in questo caso siamo di fronte a un danno incalcolabile per l’economia della Campania, soprattutto per il settore agro-alimentare e turistico. Un danno che è l’ultimo regalo avvelenato del malgoverno di Bassolino e Iervolino, e del fanatismo della sinistra ambientalista: come spiegano gli esperti, la diossina liberata nell’aria dai roghi dei rifiuti lasciati in strada è ricaduta sui pascoli delle bufale e da lì è finita nel latte e poi nella mozzarella. Appena saremo tornati al governo, dovremo occuparci di queste tragedie fin dal primo giorno, finchè il problema non verrà definitivamente risolto".
Dopo la legislatura breve e rissosa del centrosinistra, lei insiste per un quadro politico di stabilità, con una maggioranza coesa e un governo che possa e sappia governare. Nonostante le polemiche a destra e a sinistra, è sempre convinto della necessità del ‘voto utile’? Sulla scheda elettorale gli elettori troveranno sedici candidati premier, molti dei quali con proposte politiche settoriali o improbabili. Capiranno che si sta semplificando il sistema politico?
"La governabilità non dipende dalla legge elettorale, ma dalla semplificazione del quadro politico. E’ per questo che è nato il Popolo della Libertà, che è il partito unitario del centrodestra, espressione in Italia del Ppe e dei valori liberaldemocratici. Come si è visto, anche con la legge elettorale in vigore si è prodotta una prima semplificazione, riducendo la competizione elettorale a una sfida non più tra due schieramenti eterogenei, ma tra due grandi partiti, sia pure con un contorno ancora eccessivo di partitini. E’ stato un primo passo avanti, anche se i sedici candidati premier che gli elettori troveranno sulle scheda sono certamente troppi. Per questo, dopo il voto, proporremo di fare in modo bipartisan sia i correttivi della legge elettorale, per introdurre anche al Senato il premio di maggioranza su scala nazionale, sia le riforme istituzionali".
Lei si candida per la quinta volta a guidare il governo del Paese: sulla base della sua esperienza, della sensibilità, del rapporto con i cittadini, cos’è che spinge un elettore medio a scegliere lei e non un altro candidato premier?
"Il 13-14 aprile, in buona sostanza, gli italiani dovranno scegliere tra un uomo del fare, che ha già dato prova di saper trasformare i progetti in realtà e di saper tenere fede alla parola data in tutti i campi, anche in politica, e un pensionato baby della politica che pretende di accreditarsi come il nuovo e che in realtà fa il mestiere della politica da quasi quaranta anni ed ha in squadra tutti i vecchi protagonisti della nomenclatura comunista che sono ancora oggi i ministri, i vice-ministri, e i sottosegretari del malgoverno di Prodi".
La sorprende che, stando agli ultimi sondaggi, il centrodestra è preferito dai giovani e anche dagli operai?
"No. Se diciamo che vareremo un ‘piano casa’ per le giovani coppie, se ci impegniamo a fare degli sgravi agli imprenditori che assumeranno i giovani o che li stabilizzeranno, se prospettiamo la detassazione degli straordinari e dei premi aziendali di produttività per rimpolpare i bilanci familiari, i giovani e gli operai, come tutte le categorie che amano la concretezza e non la propaganda ideologica, sanno che noi manterremo gli impegni. Perché per noi le promesse elettorali sono impegni contrattuali da mantenere come abbiamo dimostrato nei cinque anni del nostro governo, mentre per la sinistra sono specchietti per le allodole, da usare in campagna elettorale e poi da gettare nel cestino della carta straccia".
In una campagna elettorale dai toni finora sostanzialmente soft e con programmi necessariamente obbligati, lei ha mosso le acque con la proposta Alitalia, puntando sul concetto di proteggere l’italianità della nostra compagnia di bandiera. Ma ci sono davvero imprenditori disponibili a scendere in campo oppure non è meglio lasciar fare al mercato?
"Il mio appello agli imprenditori italiani perché anche da parte loro ci fosse uno scatto d’orgoglio e si impedisse così la svendita dell’Alitalia ha già ottenuto alcuni risultati. Prodi e Padoa Schioppa avevano detto che la trattativa con Air France era l’unica possibile e che nelle casse dell’Alitalia non c’era più un soldo. Non era vero: il governo ha dovuto prendere atto che sono ancora possibili altre offerte, mentre sui soldi in cassa il ministro dei Trasporti dice che quello dell’Economia sta raccontando frottole. Air France aveva detto al governo e ai sindacati ‘prendere o lasciare’: dopo il nostro appello ha dovuto cambiare strategia e trattare senza ultimatum, anche se ancora non basta. All’inizio, come molti, pensavo che quella di Alitalia con Air France e KLM fosse destinata a diventare un’alleanza per dare vita ad un grande gruppo internazionale. Invece era solo una svendita ad ad un prezzo risibile, della nostra compagnia di bandiera che veniva fagocitata da Air France. A rimetterci non era solo Malpensa, ma tutta l’economia italiana. Basta pensare al turismo: dove credete che possa portare i futuri turisti cinesi, indiani, russi la Air France, dopo che avrà azzerato la concorrenza dell’Alitalia? A Parigi o in Italia? E i nostri imprenditori del Nord non sarebbero forse costretti a recarsi prima a Parigi se avessero intenzione di andare in America o in Asia? Per questo ho definito irricevibile ed anche offensiva l’offerta Air France".
Parliamo di fisco. Il suo competitor Veltroni promette riduzioni di aliquote e abbassamento della pressione fiscale. Quanto è credibile dopo il biennio Prodi-Visco?
"Giudichino i lettori. In due anni, il governo guidato dai leader del partito di Veltroni ha introdotto in Italia più di 110 nuovi balzelli tra nuove tasse, aumento di quelle esistenti, aggravi contributivi, maggiorazioni dei bolli e inasprimenti vari. Ricordo che soltanto nella legge finanziaria 2007 le nuove tasse erano state 67. Sono questi 110 nuovi balzelli il vero biglietto da visita di Veltroni, che è la continuazione di Prodi. Vorrei citare un solo esempio di questi balzelli, che Veltroni sta cercando di nascondere: dice che se andrà al governo, la prima legge che farà sarà quella per abolire il precariato. Peccato che il governo Prodi, che lui difende ed elogia, abbia introdotto una penale contributiva per quegli imprenditori che intendono trasformare un contratto precario in un posto fisso. E’ quanto è stato introdotto con le norme sul condono contributivo varate dal governo Prodi".
Pensioni. Lei nel 2001 aumentò le minime e ora fissa l’obiettivo dei mille euro. Non le sembra una indicazione ambiziosa per i conti pubblici?
"La nostra proposta prevede l’introduzione di un meccanismo di adeguamento al costo della vita per chi dispone di un reddito massimo di mille euro al mese, non certo, come è stato scritto in malafede, di portare il minimo delle pensioni a mille euro al mese il che comporterebbe un costo per lo Stato di oltre venti miliardi di euro. Veltroni invece ha promesso la luna ai pensionati, senza alcun senso del limite e senza considerare i vincoli del bilancio dello Stato, che ci viene lasciato in condizioni pessime. Forse è sfuggito a molti, ma noi sulle pensioni diciamo ciò che è scritto nel nostro programma. Nel programma del Pd la parola pensioni non è neppure citata, forse perché Veltroni è anche lui un pensionato, un baby pensionato della politica. Oppure perché si vergognano della controriforma delle pensioni che ha fatto il governo Prodi".
Puntuale è riesplosa la polemica sulla par condicio televisiva e sul duello tra lei e il suo principale avversario, dopo l’annullamento della puntata di ‘Porta a Porta’. Pensa che alla fine ci sarà il duello?
"Contrariamente a quanto vanno dicendo quelli di Veltroni, non ho il minimo dubbio sulla sconfitta di Veltroni, alle parole vane sarebbe sin troppo facile opporre la forza dei fatti. Di mezzo c’è però la legge sulla par condicio, che la sinistra si inventò ai tempi del presidente Scalfaro per impedirmi di apparire in tv. Quella legge è ancora in vigore perché l’Udc non ci consentì di abolirla, ma si tratta di un insieme di norme antidemocratiche e liberticide, dove si assegna a un partito di oltre il 40 per cento come il Popolo della Libertà lo stesso spazio televisivo che viene dato a un partito nuovo e sconosciuto, che nei sondaggi ha lo zero virgola qualcosa. Non solo. Se si vogliono i faccia a faccia, la par condicio impone di farli con tutti gli altri candidati premier, non con uno solo. Visto che i candidati premier sono 16, i faccia a faccia sarebbero più di cento: una cosa chiaramente impossibile".
Nel 2006 molti si sorpresero del suo recupero elettorale, ma lei ha sempre sostenuto di essere tranquillo perché aveva sondaggi che poi si rivelarono precisi. Vale anche questa volta? I sondaggi visibili danno al Pdl una maggioranza non tranquillizzante al Senato: e si ipotizza sempre un governo di larghe intese, non solo per le riforme, magari con Gianni Letta premier?
"I sondaggi in nostro possesso ci danno un margine di vantaggio più che tranquillizzante anche al Senato: da 28 a 30 e più senatori. Quindi, niente larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente. Chi prende più voti, e più seggi, ha il dovere di governare".
Anche i temi etici sembrano essere scomparsi dal dibattito, nonostante la presenza della Lista Giuliano Ferrara con esplicito riferimento al ‘No aborto’. Come conciliare valori laici e cattolici?
"Noi lo abbiamo sempre fatto, lasciando sui temi etici la più assoluta libertà di coscienza ai nostri parlamentari. Quanto all’aborto, non abbiamo mai avuto intenzione di modificare la legge 194: ne chiediamo soltanto la piena applicazione, dove sono rispecchiate anche le richieste formulate a suo tempo dal mondo cattolico".
Nel 2006 tirò fuori all’ultimo momento la proposta dell’abolizione dell’Ici, che tramortì il suo avversario Prodi. Cosa ha in serbo per i prossimi giorni? Ci dia un titolo, Presidente.
"Mi spiace ma ‘wait and see’, aspettate e vedrete".