Roma, 8 aprile 2008 - "Il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale". Lo ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nel corso di un comizio durato oltre 2 ore a Savona. Berlusconi ha anche ripetuto l'intenzione da presidente del Consiglio di adottare un provvedimento sulle intercettazioni che adegui il nostro Paese alle altre nazioni europee.
"Il contrasto con Umberto Bossi è un'invenzione dei giornali vicini alla sinistra come Repubblica e l'Unità". Lo ha detto il leader del Pdl Silvio Berlusconi durante la registrazione di Sky Tg24-Pomeriggio. "Io voglio bene a Bossi, per lui ho un amore fraterno - ha aggiunto Berlusconi - assolutamente ricambiato. I fucili di cui parla sono solo delle metafore con le quali vuol dire che farà una dura battaglia".
CASTELLI: IL SENATUR SARA' MINISTRO
Umberto Bossi sarà ministro in un governo Pdl, sarà lo stesso segretario leghista sulla base di un "ragionamento politico" e non per questioni personali o pregiudiziali. Lo dice ad Affariitaliani.it il capogruppo dei senatori del Carroccio Roberto Castelli.
"La Lega - dice Castelli- ha sempre valutato la rivendicazione di alcuni incarichi sulla base di un ragionamento politico. Intanto bisogna vedere se vinciamo le elezioni, e a me pare di sì perché i giochi ormai sono fatti, poi ragioneremo come sempre: non abbiamo mai pensato alle poltrone in termini di potere ma in termini di funzionalità al progetto. Se la Lega riterrà che ci sia la necessità di avere determinati incarichi li chiederà e immagino che li otterrà; se invece Bossi, perché è il segretario che alla fine decide, riterrà che non sono politicamente necessari non li chiederà. Ho sempre visto il segretario chiedere incarichi soltanto in funzione del ragionamento politico".
Quindi Bossi ministro solo se lo stesso segretario riterrà necessario entrare nel governo? "Esatto", risponde.
La preoccupazione maggiore di Castelli, ora, sono però le schede elettorali. "Viaggiamo verso un ottimo risultato. Ma speriamo che non vengano invalidati centinaia di migliaia di voti con queste schede sciagurate", dice.
Secca, infine, la replica a Francesco Rutelli che aveva invitato la Pdl a portare Umberto Bossi al Colosseo per un giuramento solenne di fedeltà a Roma. "Rutelli - dice il capogruippo leghista- è sparito dalla circolazione, non si sente più. E comunque esprime tutto il suo sentimento romanocentrico. D'altronde Rutelli e Veltroni sono la quinta essenza del centralismo romano e quindi sono su posizioni nettamente diverse dalle nostre".
BORGHEZIO: BOSSI MINISTRO O SARA' SECESSIONE
"La presenza di Bossi nel governo sarà una cartina di tornasole. Se non lo vogliono, di fatto, è una confessione che il blocco di potere che appoggerà il nuovo esecutivo di Centrodestra non vuole il cambiamento. L'unica chance per il Nord è la presenza di Bossi; se non c'è, tanto vale riprendere la lotta dura e pura, come dico da sempre. La secessione, l'unica via rapida e giusta per ottenere la libertà, senza se e senza ma. Se il segretario riesce con la sua pazienza e la sua determinazione a indirizzare tutto il Paese verso il cambiamento tanto di guadagnato, speriamo bene".
Mario Borghezio, eurodeputato leghista intervistato dal quotidiano online Affaritaliani.it, lancia un vero e proprio ultimatum. "I fucili non c'entrano in tubo. Vedo in queste affermazioni rivelatrici-dice Borghezio sulle dichiarazioni di Berlusconi sulla salute di Bossi- la voglia di non cambiare. L'uscita del Cavaliere si commenta da sé. La lingua batte dove il dente duole, perché tradisce il timore di chi sta esercitando influenze".
Cioè? "Dietro le parole di Berlusconi si sente questa preoccupazione del vecchio sistema". Poi l'affondo: "Berlusconi rappresenta solo in parte il nuovo e deve liberarsi di queste influenze. Le sue dichiarazioni sono sintomatiche. Se non ci fosse Bossi al governo, noi patrioti padani ci considereremmo tutti in libera uscita e state tranquilli che si sentirebbe molto il nostro malessere. Non staremmo certo con le mani in mano.
D'altronde anche nel secondo governo Berlusconi si è cambiato ben poco e la pazienza dei padani ha già oltrepassato ampiamente il limite".
"Sicuramente si è allarmato per le dichiarazioni a Verbania ma questo non può certo giustificare un'espressione come quella", insiste Borghezio commentando le dichiarazioni del leader del Popolo della Libertà sulle condizioni fisiche del segretario del Carroccio. "Il punto che per tutti noi va sottolineato è che se Berlusconi fa dichiarazioni di questo genere è perché la prospettiva di Bossi al governo fa paura a una certa Italia che non vuole il cambiamento. All'Italia gattopardesca che certamente esercita pressioni preventive su Berlusconi. L'Italia di quelli che da sempre comandano i centri del potere burocratico-statalista e anche economico-finanziario. Fa bene quest'Italia a non fidarsi, perché Bossi va al governo per cambiare davvero le cose".
FINI: DECIDERA' LUI
"Se lui riterrà di riprendere un ruolo che ha già avuto, non vedo quali motivi possano essere opposti alle sue legittime richieste". così il leader di An Gianfranco Fini a margine di un convegno sulla droga, risponde a chi gli chiede della possibilità che Umberto Bossi possa ricoprire l'incarico di ministro di un eventuale Governo Berlusconi.
Non è questo il momento di discutere dei nomi, precisa Fini: "Lo stesso Bossi ha detto che prima bisogna vincere le elezioni e poi discuteremo dell'esecutivo. Oggi non è il tempo di discutere dei nomi". In ogni caso, ha concluso Fini, l'obiettivo del prossimo esecutivo è che il numero di ministri e di sottosegretari non superi quello previsto dalla legge Bassanini (12 ministri e 60 fra viceministri e sottosegretari).