Roma, 9 aprile 2008 - "Presidenza di una Camera al Pd solo se Napolitano si dimette", dice il Cavaliere che poi precisa "basta polemiche! Lunga vita al Presidente". Ma quella del Quirinale "è solo un'ipotesi di scuola, io rispetto il Capo dello Stato. Ma le istituzioni sono tutte nelle mani della sinistra".
Silvio Berlusconi esclude che, in caso di vittoria elettorale, la presidenza di una delle Camere possa essere assegnata al Pd. "Al momento non si può chiedere a noi di rinunciare a una carica istituzionale quando tutte le altre sono nelle mani della sinistra. Credo quindi che in questa situazione sarà difficile. Se tuttavia - dice il Cavaliere - avendo loro anche il Quirinale, il Presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare una Camera all'opposizione. Ma questo è un puro esempio di scuola. Io porto stima al Presidente della Repubblica con cui non ho mai avuto un minuto di contrasto. Da lui ho sempre avuto un'accoglienza molto rispettosa e credo che la stima che gli porto sia ricambiata".
Silvio Berlusconi si dice poi d'accordo con le parole di Marcello Dell'Utri su Vittorio Mangano. "Sono d'accordo con lui - dice il Cavaliere - perchè quando era in carcere ed era malato i pm gli dicevano che se avesse detto qualcosa su Berlusconi sarebbe andato a casa e lui, invece, eroicamente non inventò mai nulla su di me.
Mangano non era uno stalliere ma il fattore che ad Arcore stava con tutta la famiglia. Poi ha avuto delle disavventure nella vita che lo hanno messo un pò in mano ad un'organizzazione criminale ma non ci risulta siano state pronunciate sentenze definitive nei suoi confronti".
L'AFFONDO DI VELTRONI
"Ma una persona così pensate che possa governare un Paese?". Così Walter Veltroni ha commentato le parole di Silvio Berlusconi che questa mattina ha chiesto al leader Pd di impegnarsi, in questa campagna elettorale, a 'non utilizzare le schede bianche e a commettere quei brogli che vengono da un'antica professionalità della sinistra della scuola delle Frattocchiè. Berlusconi, ha sottolineato il leader del Pd, "parla di brogli dal '94, brogli che ci sono stati solo quando perde le elezioni e non quando le vince. Bisogna finirla - ha aggiunto - perchè c'è una messa in discussione per creare tensioni. Basta, è roba del passato. Io parlo di cose concrete e la risposta qual è? Comunisti o i brogli... Se la destra tornasse al governo, farebbe solo altri disastri al Paese".
E aggiunge: "Io ho sempre detto che le riforme istituzionali vanno fatte insieme, ma con certi toni il clima è molto più difficile". Quanto alla campagna elettorale, "la nostra è stata serena e sorridente. Quella loro è stata tutta cupa, tetra, carica di odio. Ne hanno sparate di tutti i colori, fino a stamattina. E tanto più non rispondevo e tanto più impazzivano".
Affondando poi l'acceleratore sul versante degli apparentamenti, il numero uno del Pd dice: il Pdl ha un "gigantesco problema", quello della "Lega che avrà la golden share, cioè il controllo del pacchetto di maggioranza" e quindi del futuro governo di destra e "se vince la destra, precipiteremo di nuovo in un percorso di dolore". Per Veltroni, il leader del Pdl "non può garantire che il suo schieramento sarà contro la secessione e fa fatica a dire che il suo partito si schiera a difesa del tricolore".
Circa la futura squadra di governo, Walter Veltroni garantisce che il suo "sarà un governo molto in relazione con la società, un governo che non avrà problemi di spartizione politica. Non avremo il problema di dover dare un ministro alla Lega, uno ad An...". Il leader del Pd conferma poi che, in caso di vittoria, nella sua squadra chiederà un ministro del nord-est e tutta la compagine governativa non supererà quota 60 componenti. Infine, Veltroni ribadisce che, leggendo i nomi dei potenziali ministri del Pdl, "è come vedere un film già visto, fa parte del remake, è un deja vu".