Roma, 11 aprile 2008 - La primavera, la speranza, il futuro, il nuovo. Walter Veltroni li ripercorre tutti i termini del suo vocabolario del cambiamento davanti alle decine di migliaia (per gli organizzatori 150mila) di piazza del Popolo, ultima fermata del pullman verde con cui il leader del Pd ha attraversato l'Italia.
Campagna breve, iniziata a fine febbraio, ma intensissima e tutta in salita, verso il traguardo della rimonta. A Roma il comizio finale davanti a una piazza stracolma e con una scenografia impeccabile con mezzo cinema italiano (da Proietti alla Ferilli, da Virzì alla Sandrelli) schierato sul palco con Veltroni, compreso Jovanotti autore della canzone, 'Mi fido di te', colonna sonora della campagna.
"Il nostro viaggio finisce qui, a Roma, ma ne comincerà un altro: quello per cambiare l'Italia", dice Veltroni appena salito sul palco e il suo lungo discorso, che ripercorre i temi portanti della campagna elettorale, è tutto così. La primavera, appunto, e il cambiamento, l'innovazione, il futuro. E così è il saluto ai sostenitori di Piazza del Popolo: "Un'Italia più giusta e più moderna si può fare. Domenica possiamo scrivere: lo abbiamo fatto.
Finirà l'autunno e comincerà la primavera dell'Italia".
"Io sono ottimista - scandisce il candidato premier del Pd - per assoluta convinzione: c'è la possibilità di fare un cambiamento radicale". Quindi si rivolge agli indecisi e ai delusi per l'appello finale al voto: "Lancio un appello a tutti gli elettori del centrodestra delusi da questa stagione di odio e a quelli della sinistra radicale perchè, è vero che ogni voto è utile, ma al tempo stesso ora il confronto per la giuda del Paese è tra Pdl e Pdl". Poi il leader del Pd chiama in causa chi sta pensando di astenersi: "L'astensione non è mai neutra perchè anche chi non va a votare si sente un po' vicino ad una forza e più lontano ad un'altra. Astenendosi vota per chi è più lontano".
Veltroni, con Francesco Rutelli e Nicola Zingaretti, nel suo lungo discorso punteggiato da una pioggia intermittente ripercorre i temi forti della sua campagna quelli già lanciati dal discorso di Spello. La lotta al precariato, innanzitutto: "Io personalmente - assicura - la considero la più inaccettabile disuguaglianza sociale e non mi stupisce che per il mio principale avversario non sia un problema, ma lo vada a dire ai 3 milioni di italiani precari e che vivono ogni giorno l'incertezza", scandisce confemando che, se diventerà premier, il primo provvedimento del consiglio dei Ministri sarà contro la precarietà.
Ed ancora salari e pensioni: "Su salari, stipendi e pensioni dobbiamo intervenire ora e subito, un'intervento che servirà per alimentare la domanda interna e favorire la crescita, contrastando la recessione che ci arriva dall'America di Bush". Partono fischi dalla piazza e Veltroni li stoppa subito. "Noi non fischiamo contrariamente a quanto avvenuto ieri in quella sparuta assemblea di pochi intimi quando nominando il mio nome si sono alzati i fischi e chi parlava ha gongolato. Noi non lo facciamo, noi non fischiamo, noi siamo la parte civile di questo Paese che non strappa i programmi degli altri ma li legge" dice citando la manifestazione di ieri al Colosseo del Pdl con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
Il leader del Pd ne ha anche per la Sinistra. Nel ringraziare Romano Prodi per il suo lavoro, Veltroni ricorda un'intervista di Fausto Bertinotti in cui lo paragona al 'poeta morente': "Ogni volta che il governo Prodi faceva qualcosa c'era qualcuno che si alzava e diceva che non andava bene. Tutto questo deve finire definivativamente e con noi lo sarà". Gli affondi verso "il principale esponente dello schieramento avversario" alias Silvio Berlusconi sono stati molti a piazza del Popolo. "Basta con il passato, basta con l'odio, la contrapposizione, con le parole che sentiamo da 15 anni. Per questo - incalza Veltroni - non faccio il nome, anzi il cognome, del mio avversario perchè voglio uscire da questo quindicennio".
E poi insiste sulla difesa della legalità e sulle parole di Marcello Dell'Utri su Mangano. "Che segnale è, se il principale esponente dello schieramento avversario considera un eroe una persona che ha subito tre condanne all'ergastolo per reati legati alla mafia? Che significato ha questa frase? Cosa vogliamo insegnare ai nostri figli e ai ragazzi italiani?". Perchè, sottolinea, "il senso dello Stato è come il coraggio manzoniano, difficile darselo se non lo si ha. È l'abc della democrazia". Di qui l'attacco ai leghisti: "Sputano sulla Costituzione e sul tricolore e non lo fanno soltanto in un'occasione, quando giurano al Quirinale per andarsene via, poi con la macchina blu", incalza Veltroni. Ed ancora: "La Lega vuole la secessione, non si riconosce nel tricolore e nell'inno di Mameli".
Veltroni ricorda poi la lettera sui valori della Repubblica inviata a Berlusconi che l'ha respinta come "irricevibile": "Lui non può rispondere perchè non può sottoscrivere quell'impegno per tutti, io invece quell'impegno lo posso prendere per tutti". E si impegna il candidato premier del Pd a portare l'Italia verso una stagione di cambiamento e «quale che sia il ruolo che ci aspetta da lunedì, voglio dire che l'Italia bisogna amarla e non usarla. L'Italia bisogna servirla con l'onore di farlo e non mi sognerei mai di dire che è come portare una croce, che è un sacrificio perchè è il massimo onore che un italiano possa ricevere ed io lo farei con la voglia di cambiare questo Paese e non solo di governarlo".