Sia Bertinotti che Boselli lasciano la leadership dopo il responso delle urne. Tra la base serpeggia il malcontento e si rincorrono le accuse a Veltroni Commenta
Roma, 15 aprile 2008 - Un Parlamento senza sinistra. Una prospettiva evocata da Fausto Bertinotti in campagna elettorale, ma a cui nessuno nella Sinistra Arcobaleno credeva davvero. E invece, tra le memorabilia dell'Hard Rock Cafè, il luogo decisamente inconsueto ma in qualche misura profetico scelto per allestire la sala stampa, rischia di finire anche il simbolo dell'Arcobaleno.
Tra il completo di scena di Jimi Hendrix e il manifesto di Jim Morrison, ricordi del secolo scorso, si compie l'ultimo atto della "fuoriscita dal '900", per dirla con Nichi Vendola: "Per la prima volta in Parlamento non ci sono rappresentanti comunisti e socialisti".
"Sconfitta netta", riconosce immediatamente Bertinotti, "dalle proporzioni impreviste che la rendono ancora più acuta". Un errore di previsione "che ci coinvolge tutti", dice ancora il candidato premier, confermando la scelta di lasciare ruoli di dirigenza. Il rischio della scomparsa della sinistra era stato paventato da Bertinotti, "ma poi ci eravamo illusi di poterlo evitare".
E infatti, nel comitato elettorale della Sinistra, anche dopo i primi exit poll il superamento del 4% alla Camera era una certezza, e probabile era qualche seggio al Senato nelle regioni rosse. I numeri che circolavano non erano esaltanti, ma quel 6% dato per certo garantiva una pattuglia di deputati. Poi le prime proiezioni, e le certezze che iniziano a vacillare, fino al verdetto che vede per la prima volta nella storia della Repubblica l'assenza della sinistra delle aule parlamentari.
Così, quando Bertinotti si presenta in via Veneto, resta solo da analizzare le cause di una sconfitta cocente. Prima di tutto "in se stessi", e per questo serve "una riflessione la più larga possibile". Ma anche nella strategia del Pd: "Andare da soli, confliggere con la sinistra, ha portato allo svuotamento della sinistra senza riuscire però a vincere, senza che ci fosse la crisi della destra".
E davvero il bacino elettorale della sinistra risulta svuotato: dal 10% delle ultime elezioni, cui si sarebbero dovuti sommare i voti della Sinistra Democratica di Fabio Mussi, si è scesi sotto la soglia del 4%. Fallita anche a causa delle microscissioni di Ferrando e Sinistra critica, che pur con percentuali inferiori all'1 per cento avrebbero comunque permesso di entrare alla Camera.
Bertinotti difende però il progetto della Sinistra Arcobaleno: "Ciò che va salvato è l'idea del viaggio: può cambiare tutto, la nave, il timone, le vele e i remi, serve senz'altro un fortissimo processo di rinnovamento, ma deve continuare la costruzione della sinistra", perchè questa "è l'unica prospettiva e speranza per il futuro". Anzi, "il risultato negativo rende più urgente l'avvio di una fase costituente già da domani".
Insomma, bisogna "andare avanti comunque" anche se qualcuno dei quattro soggetti fondatori dovesse decidere di fare un passo indietro. E l'impressione è che qualche pezzo si sia già perso: neanche un esponente del Pdci si è affacciato in via Veneto, e l'unica dichiarazione Oliviero Diliberto l'ha affidata a 'Matrix': prima l'accusa a Veltroni di aver distrutto la sinistra", poi il messaggio rassicurante "ai compagni e alle compagne" dei Comunisti italiani: "Il partito c'è e continua".
Con quella falce e martello sul simbolo che Diliberto avrebbe voluto anche a questo tornata elettorale e alla cui assenza imputa l'astensione di molti elettori. Del resto, a via Veneto erano in molti a non stupirsi per l'assenza del Pdci: "Diliberto se ne è già andato da una settimana...", era il commento tra gli staff di Prc e Sd.
Chi invece è convinto della necessità di andare avanti è Sinistra Democratica: "Bisogna andare avanti comunque, anche se si perde qualche pezzo", dice Titti Di Salvo. "Confido sul fatto che prevalga l'idea che non è possibile lasciare il Paese in mano a Berlusconi e alla Lega. Una scelta diversa sarebbe un boomerang", è la speranza. Più complessa la posizione dei Verdi. Alfonso Pecoraro Scanio riconosce "la sconfitta evidente, oltre ogni previsione. Come Verdi convocheremo un congresso straordinario per fare il punto della situazione. E' ovvio comunque che la Sinistra Arcobaleno non può e non deve naufragare".
Angelo Bonelli è più duro: "Non si può far finta di nulla. Va aperta una riflessione nei Verdi e con gli amici della Sinistra Arcobaleno".