Duisburg, 15 agosto 2007 - I più sorpresi sono due uomini, eleganti nei loro completi grigi, che cercano di entrare nel risorante 'Da Bruno' per mangiare un boccone. Per nulla insospettiti dalla folla di giornalisti e di curiosi assiepati davanti al locale, teatro della feroce esecuzione di questa notte costata la vita a 5 giovanissimi e al cuoco del ristorante, gli ignari avventori spiegano che 'Da Bruno' "e' raccomandato da tutte le guide" e che "e' un peccato che sia chiuso". Due ragazzine, piercing e capelli biondissimi raccolti in piccole trecce, li guardano ridendo, come se venissero da un altro pianeta. "Siamo qui perche' quello che e' successo e' troppo triste, e' incredibile", spiegano, ammettendo che a mangiare 'Da Bruno' non sono mai venute, ma che "sarebbe bello, perche' e' un posto famoso".
E' proprio "incredibile" il termine che ricorre piu' spesso sulla bocca dei passanti che in un giorno qualunque, ne' festivo, ne' tantomeno, a giudicare dal cielo burrascoso, estivo, hanno scelto di recarsi sul luogo del delitto piu' cruento che la citta' ricordi. Un bambino, 9 anni scarsi, porta due ceri e li accende davanti ad un cartello chiaro con una scritta rossa che recita "Warum?", ossia "Perche'?'. "Í signori erano così gentili che una volta mi hanno fatto entrare per chiedere l'autografo ai giocatori del MSV Duisburg, la mia squadra preferita", spiega il bambino.
Il cartello, con il suo semplice interrogativo, e' presto diventato una bacheca per i pensieri dei passanti. Qualcuno ha deposto un grande mazzo di gigli bianchi, mentre altri, su piccoli fogli di carta stinti dalla pioggia, hanno affisso i loro interrogativi. "Condoglianze, si resta spaventati davanti a tanta brutalità", si legge. E ancora: "Insensato. I miei pensieri". Fino a: "Incredibile. Siamo in piena Germania". A meta' pomeriggio un'auto si infila nel vicolo accanto al locale, dove sono stati sparati i colpi, e lascia un fascio di rose bianche.
Un ragazzo d'origine italiana rimane a gironzolare tra i giornalisti in compagnia di un suo amico. "I miei genitori lo conoscevano, il cuoco", dice con una punta di fierezza. Gli italiani di qui - tanti, tantissimi - sono tutti concordi nel dire che questo e' un regolamento di conti che con Duisburg ha poco a che fare. "Malavita qui? Solo un po' di piccola criminalita', queste cose casomai succedono nella comunita'turca", sospira un signore con i baffi, qui da 25 anni, aggiungendo: "Mia figlia lavora proprio sopra il ristorante, questa e' gente perbene".
Piu' sospettoso un altro ristoratore, ligure, che se da una parte si dice "veramente stupito" dagli eventi di ieri notte, dall'altra ammette: "Io ho sempre preferito farmi gli affari miei". Come se qualcosa di meno trasparente fosse, se non visibile, quantomeno intuibile. Ancora piu' estremo il giudizio di una giovanissima commessa di una pasticceria della stazione: "Intorno a quel posto c'era una brutta atmosfera, e io degli italiani ho paura".
Pero' il ristorante era frequentato, e bene: la Nazionale italiana era stata a mangiare 'Da Bruno' durante i mondiali, e dalle vetrate chiuse si intravedono le tipiche foto di celebrita' che fanno l'orgoglio di qualunque ristoratore. Clientela piu' chic la sera e gente comune a pranzo, visto che il locale si trova in un quartiere di uffici, come dimostra anche il numero esiguo di persone che hanno sentito qualcosa della sparatoria.
"E' il sesto miglior ristorante italiano della Germania", garantisce una signora compassata, osservando come i prezzi non abbiano piu' di tanto tenuto conto di questa fama: 22 euro per i gamberoni alla calabrese, certo, ma mai piu' di 8 euro per un primo. "Onesto, no?", chiede.
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