Roma, 10 settembre 2007 - È durata poco più di tre ore la permanenza in Pakistan dell'ex primo ministro Nawaz Sharif, rientrato in patria da Londra, otto anni dopo il golpe con cui Pervez Musharraf lo depose il 12 ottobre '99. L'aereo della compagnia di bandiera 'Pia' ha portato Sharif in Arabia Saudita dopo un breve arresto al suo arrivo all'aeroporto di Islamabad.
Mentre fuori dall'aeroporto infuriavano gli scontri tra la polizia e i suoi sostenitori, l'ex premier aveva dovuto attendere a lungo prima di lasciare il velivolo: ufficialmente perchè rifiutava di consegnare il passaporto, di fatto perchè lo si voleva costringere a ripartire subito.
Nel 2000, quando gli fu concessa la possibilità di espatriare evitando il carcere, Sharif concluse con le autorità pakistane un patto, in forza del quale si impegnava a non tornare in Pakistan almeno fino al 2010; in agosto tuttavia la Corte Suprema di Islamabad ne aveva autorizzato il rientro, senza limiti di tempo nè condizioni. Per l'intera settimana scorsa Riad aveva invano tentato di convincerlo a non forzare la mano rimpatriando anzitempo.
L'Unione Europea ha accolto molto negativamente la nuova espulsione del 57enne leader della Pml-N, o Lega Musulmana del Pakistan-Gruppo Nawaz, una delle principali forze di opposizione alla giunta di Musharraf.
Secondo i Ventisette, la pronuncia della Corte Suprema va rispettata, ponendo così l'ex premier in condizione di difendersi davanti alla magistratura nazionale dalle accuse di corruzione, malversazione e riciclaggio.
Al potere una prima volta dal novembre '90 al luglio '93, quindi dal febbraio '97 fino al golpe di Musharraf, il vero obiettivo per il quale Sharif aveva tentato l'azzardo del rimpatrio anzitempo era la sfida al capo dello Stato in carica, in vista delle imminenti presidenziali che dovrebbero tenersi fra il 15 settembre e il 15 ottobre.
Musharraf deve comunque fronteggiare un'altra e più pericolosa avversaria: Benazir Bhutto, anche lei già alla guida del governo e in procinto a sua volta di ritornare a Islamabad. Da tempo emissari suoi e del generale stanno cercando un compromesso sulla spartizione dei poteri, che permetterebbe a Bhutto di tornare a pieno titolo alla vita politica pakistana e al generale di cercare la rielezione, rinunciando però alla guida delle Forze Armate.
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