Per il sesto giorno le città del paese asiatico sono state attraversate dalla marcia pacifica di migliaia di monaci. Protestano contro il governo dittatoriale che guida il paese, dal quale pretendono scuse formali dopo il pestaggio un loro confratello, durante una manifestazione dello scorso 5 settembre
Yangon, 22 settembre 2007 - Cresce in Myanmar la mobilitazione pacifica dei monaci buddisti che chiedono alla giunta militare scuse formali per il pestaggio di loro confratelli durante una manifestazione del 5 settembre.
Anche oggi, per il sesto giorno consecutivo, vi sono stati cortei in diverse località con la partecipazione di circa
diecimila religiosi. La giornata è iniziata con una concentrazione di oltre mille monaci davanti al tempio di
Eintawyar, a Mandalay, la seconda città del Paese.
Ieri nella ex capitale Yangon, circa tremila persone, di cui la metà monaci, dettero vita a una delle più grandi manifestazioni anti-governative in quasi vent'anni.
Le proteste, sono iniziate il 19 agosto, dopo l'improvviso quanto iperbolico aumento del prezzo del camburante: prima furono spontanee poi sono state portate avanti dalla Lega nazionale democratica e dalla Generazione studentesca dell'88. Successivamente vi hanno aderito anche i monaci.
A Myanmar non si tengono elezioni dal 1990, anno in cui la Lega nazionale democratica, guidata da Aung San Suu Kyi, paladina per i diritti civili, poi premio Nobel per la Pace, conseguì una schiacciante vittoria, mai riconosciuta dalla giunta militare. Giovedì le Nazioni Unite hanno denuciato la gravità della situazione a Myanmar e sottolineato che costituisce un pericolo per la stabilità del Sudest asiatico.
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