Il regime non intende modificare il proprio operato, nonostante la condanna della comunità internazionale. "Qui non ci sono prigionieri politici". Intanto l'Unione europea ha approvato sanzioni commerciali contro lo Stato asiatico
Rangoon, 16 ottobbre 2007 - La giunta militare birmana ha dichiarato oggi di non avere alcun motivo per "cambiare direzione", nonostante tutte le iniziative avviate dalla comunità internazionale per far cessare la repressione contro gli oppositori del regime. "Noi andremo avanti - si legge oggi sul quotidiano controllato dal regime, New Light of Myanmar - non c'è ragione di cambiare direzione. Rimuoveremo tutti gli ostacoli che saranno frapposti contro di noi".
Il giornale ha quindi affermato che non ci sono prigionieri politici in Birmania, all'indomani della richiesta dell'inviato dell'Onu Ibrahim Gambari di rimettere in libertà tutti i detenuti e di consentire alla Croce rossa internazionale di visitarli. "In realtà, nessuno è in prigione per ragioni politiche - si legge - ci si trovano soltanto quelli contro cui è stata intrapresa un'azione legale per violazione delle leggi esistenti".
Ieri, Gambari aveva espresso preoccupazione per gli arresti di quattri attivisti politici di primo piano, avvenuti la scorsa settimana e denunciati da Amnesty international, chiedendo che "queste azioni cessino subino". Dopo la tappa in Thailandia, oggi l'inviato Onu sarà in Malaysia prima di proseguire per Indonesia, India, Cina e Giappone e tornare poi a Rangoon.
Il quotidiano New Light of Myanmar è anche tornato a commentare la dichiarazione di condanna adottata lo scorso 11 ottobre dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, sulle violenze usate dal regime contro i manifestanti scesi in piazza lo scorso settembre contro il governo. Questa dichiarazione "non ci preoccupa", si legge sul quotidiano. Quindi si sottolinea che la situazione in Birmania "non costituisce affatto una minaccia alla pace e alla sicurezza regionale e internazionale" e che non c'è dunque "alcuna ragione" perché il Consiglio di sicurezza "intraprenda azioni".
L'Unione europea ha approvato sanzioni commerciali contro la Birmania, mirate ai settori del legno pregiato e dell'estrazione dei minerali e delle pietre preziose. Anche il Giappone ha deciso di annullare un contributo di oltre tre milioni di euro per la creazione di un centro studi commerciali in Birmania. (fonte Afp) Sim
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