Teheran, 20 ottobre 2007 - Il principale negoziatore del dossier nucleare iraniano, Ali Larijani, si è dimesso in un contesto di crescente tensione con la comunità internazionale, che teme che Teheran voglia dotarsi della bomba atomica. Lo hanno annunciato i media ufficiali della repubblica islamica.
Larijani sarà immediatamente sostituito dal vice ministro degli Affari esteri, Said Jalili, e sono stati confermati i negoziati in programma la settimana prossima per evitare nuove sanzioni internazionali contro l'Iran. "Larijani ha rassegnato molte volte le dimissioni e il presidente (Mahmoud Ahmadinejad) le ha alla fine accettate", ha dichiarato il portavoce del governo, Gholam Hossein Elham, citato dalle agenzie di stampa. Alla richiesta di chiarimenti sul motivo delle dimissioni, il portavoce si è limitato a dire che Larijani voleva concentrarsi su "altre attività politiche".
E' stato Elham ad annunciare che Jalili, incaricato delle questioni sull'Europa e sull'America, prenderà il posto del capo negoziatore sul nucleare. "Le dimissioni di Larijani sono state accettate e Jalili dovrà sostituirlo". Il portavoce del governo ha sottolineato che si svolgerà regolarmente la riunione prevista martedì a Roma con l'Alto responsabile per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, Javier Solana, per tentare di trovare i mezzi per risolvere la crisi sul programma nucleare iraniano. La riunione, ha annunciato, "si terrà così come previsto (ma) con il nuovo capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale", l'incarico ufficiale di Larijani.
Secondo Elham, citato dalle agenzie Irna e Isna, Larijani parteciperà comunque alla riunione di Roma come membro della delegazione. Larijani era stato nominato nell'agosto 2005 segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale e, in virtù di questo titolo, incaricato del dossier nucleare. La comunità internazionale lo percepiva come un pragmatico e lo preferivano come interlocutore al presidente Ahmadinejad, che si è ripetutamente espresso con dichiarazioni particolarmente dure nei loro confronto.
Ieri gli organi di informazione iraniani hanno riferito di una smentita di Ahmadinejad a un annuncio di Larijani su una nuova proposta del presidente russo Vladimir Putin volta a risolvere la crisi sul programma nucleare dell'Iran, sospettato dall'occidente di occultare ambizioni militari. Le dimissioni di Larijani arrivano prima della relazione prevista a fine novembre che Solana dovrà presentare al Consiglio di sicurezza dell'Onu sui suoi contatti con l'Iran, che si rifiuta ancora di sospendere le sue attività nucleari sensibili come invece esige la comunità internazionale.
Solana è stato incaricato a fine settembre dai "Cinque più uno" (i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania) di riprendere contatto con Larijani per rilanciare l'offerta di cooperazione politica ed economica presentata a Teheran nel giugno 2006. Un'offerta vincolata alla sospensione dall'Iran di tutte le sue attività di arricchimento d'uranio.
Sulla base del dossier che Solana presenterà ai Cinque più uno e della relazione del direttore generale dell'Aiea (agenzia internazionale per l'energia atomica) previsti a fine novembre, i Cinque più uno dovrebbero decidere se è necessario o meno inasprire i due cicli di sanzioni già adottati dall'Onu contro l'Iran. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna si sono mostrate favorevoli a un rafforzamento di queste sanzioni, ma la Russia e la Cina, che hanno entrambe diritto di veto al Consiglio di sicurezza, sono contrarie.
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