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Esteri

IRAN / NUCLEARE

Solana: "Andiamo avanti col dialogo"

L'Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera ha incontrato il nuovo capo negoziatore di Teheran per il nucleare, Said Jalili, in un incontro a cui prende parte anche l'ex responsabile delle trattative, Ali Larijani. "Molto probabilmente avremo l'opportunità di incontrarci di nuovo, prima della fine del mese di novembre"

Javier Solana e Ali Larijani Roma, 23 ottobre 2007  - "Il colloquio di oggi ci permetterà di andare avanti: spero vivamente che avremo la possibilità di incontrarci ancora prima della fine del mese di novembre". Con queste parole, l'Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, Javier Solana 'sdogana' il nuovo capo negoziatore di Teheran per il nucleare, Said Jalili, in una conferenza stampa a margine del loro incontro in serata a Roma, a cui prende parte anche l'ex responsabile delle trattative, Ali Larijani.

 


Per dare un segnale visibile di continuità da parte del regime degli ayatollah, è Larijani a prendere per primo la parola con i giornalisti, per conto degli iraniani: "Il colloquio che abbiamo avuto è stato costruttivo" dice il diplomatico, nelle nuove vesti - dopo le dimissioni di sabato scorso - di rappresentante della Guida Suprema della Repubblica islamica, l'ayatollah Khamenei. Usa le stesse identiche parole impiegate pochi minuti prima da Solana, che ci tiene a "ringraziare" per il lavoro svolto finora.

 


"Nell'ultimo periodo ho lavorato con il dottor Larijani e spero molto di continuare ad avere la possibilità di lavorare con lui" gli risponde l'Alto Rappresentante Ue, che ha la delega per i negoziati del cosiddetto 'gruppo dei 6' (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu più la Germania).

 

"Molto probabilmente avremo l'opportunità di incontrarci di nuovo, prima della fine del mese di novembre" ribadisce Solana, arrivato nella capitale italiana con l'obiettivo di capire se esisteva ancora la possibilità di trattare sull'offerta di cooperazione avanzata verso l'Iran nel giugno 2006, in cui "si garantiscono a Teheran tutte le competenze per un programma nucleare civile senza possibilità di andare oltre, in modo da avviare una relazione politica che faccia uscire il paese dall'attuale isolamento politico" come spiega la portavoce di 'Mr. Pesc', Cristina Gallach.

 

Solana sostiene che le premesse del dialogo ci sono, e anche gli iraniani, che considerano come base di lavoro imprescindibile l'accordo raggiunto l'estate scorsa con l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) in cui si impegnavano a fare luce, al più tardi entro fine anno, sui lati oscuri del loro programma nucleare. "A partire da questa intesa, siamo riusciti a ottenere dei risultati grazie all'agenzia e al lavoro del suo direttore generale, Mohamed ElBaradei" osserva Larijani.

 

Ed è proprio "dell'evoluzione dl lavoro" che Teheran sta portando avanti con l'Aiea che i due negoziatori hanno voluto parlare a Solana, come riferisce, sempre Larijani, ai giornalisti. "E' nostro interesse poter risolvere la questione del dossier nucleare. Abbiamo deciso che questi colloqui continuino, di avere un'altra sessione prima della fine di novembre" conferma. "Spero che saremo in grado di integrare le discussioni avute oggi nelle prossime settimane" aggiunge, mentre il suo successore, Jalili, si limita ad assicurare che il suo governo continuerà a mantenere "la stessa linea". 

 

L'Iran è un "paese democratico", con un sistema di "rotazione e alternanza delle forze e dei poteri": per questo, per "lasciare spazio alle nuove generazioni", Ali Larijani si è dimesso dal suo incarico di capo negoziatore sul nucleare, nella versione che fornisce Larijani in persona alla stampa, convocata a Villa Pamphilij durante la riunione serale con Solana.

 

"Hanno detto molte cose delle mie dimissioni, cose molto diverse fra loro" fa notare il diplomatico iraniano. "Hanno detto che mi sono dimesso per motivi personali, ma se mi guardo non credo di avere molti problemi. E' stato detto che mi sono dimesso in funzione delle future elezioni politiche, ma avrei potuto tranquillamente mantenere il mio incarico attuale con un ruolo in parlamento, come faceva il mio predecessore Hassan Rowani" dice Larijani.

 

Queste letture, secondo lui, sono "frutto di una disattenzione nei confronti del metodo con cui si prendono le decisioni politiche in Iran". "Sono qui a sostenere il presidente Mahmoud Ahmadinejad" garantisce Larijani, che smentisce "divisioni interne" fra gli uomini di Khamenei e i pasdaran. "Sostengo anche il signor Jalili che ha un carattere mite come me" dice ancora.

 

"Il nostro è un paese democratico - prosegue Larijani - Esiste una rotazione, un sistema di alternanze delle forze e dei poteri. Non siamo come altri paesi della nostra regione che sono guidati da certi individui, o come quei paesi Occidentali che investono tutti i loro capitali in quei paesi". L'Iran, ci tiene a rimarcare il diplomatico, è un paese che "può contare sulle sue forze". E Jalili rappresenta la nuova generazione politica della Repubblica islamica: "E' un mio amico - dice di lui il suo predecessore - ha sette anni meno di me e avrà il mio pieno e diretto sostegno".

 

 

"Andremo avanti sicuramente nella stessa direzione" portata avanti negli ultimi due anni da Larijani, riafferma, dal canto suo, Said Jalili, che prende la parola soltanto per uno 'statement' conclusivo. Nel suo precedente incarico di vice ministro degli Esteri con delega ai rapporti con l'Ue e gli Usa, spiega, ha sempre pensato che le divergenze fra Iran e paesi europei fossero in realtà "un'opportunità per migliorare le relazioni".

 

"Il nostro approccio di base è quello della trattativa e della cooperazione" dice di sé Jalili, giudicato da più parti un 'falco' più vicino ad Ahmadinejad che all'ayatollah Khamenei. Lui afferma invece di ritenere che il negoziato sul nucleare possa diventare l'occasione di una "migliore cooperazione" con la comunità internazionale. "Condizione indispensabile perché questo processo abbia inizio - dice ancora - è che si affrontino subito le divergenze, in nome del dialogo e la cooperazione".

 

"Questo è il corso che Larijani ha seguito negli ultimi due anni e questo è quello che noi intendiamo continuare a perseguire" assicura Jalili, aggiungendo parole di apprezzamento per le "capacità" del suo predecessore, che lo hanno portato a livelli "oltre il limite di un singolo incarico". Larijani gli fa eco: "Sosterremo decisamente ogni forma di negoziato, come abbiamo sempre accolto positivamente ogni trattativa finora. Vorremo arrivare a una conclusione positiva - afferma - Non siamo degli avventurieri. Non vogliamo guai. Dobbiamo definire i contorni di un'intesa e pensiamo che questo quadro debba essere equo. Abbiamo avuto, in questo senso, delle discussioni positive con Solana che, se dio vorrà, continueranno".

 

"Interromperemo le sanzioni quando si raggiungerà un accordo, senza un accordo sarà molto difficile farlo" dice il 'ministro degli Esteri' Ue. E ricorda che nella riunione del 'gruppo dei 6' del 28 settembre scorso a New York si è deciso di andare avanti sul doppio binario delle trattative fra Teheran ed ElBaradei, che riferirà al 'Board of Governors' dell'Aiea "entro fine novembre", e di quelle fra lui stesso e Larijani, di cui Solana dovrà rendere conto al palazzo di Vetro rispettando la stessa cadenza.

 

"Stiamo tentando di capire come fare evolvere questo processo entro la fine del mese di novembre" aggiunge Solana. Mentre Larijani dice di lui "mi ha chiesto di non scomparire: ho obbedito e sono presente a questi colloqui, come rappresentante della Guida Suprema Khamenei nel Consiglio Supremo per la Sicurezza nazionale" iraniano, aggiunge l'ex capo negoziatore.

 

"Il processo delle decisioni politiche in Iran è stabile" assicura Larijani, e questo è garantito dal fatto che "le decisioni strategiche vengono sempre discusse dal Consiglio per la Sicurezza, che è guidato dal presidente. Il Consiglio arriva sempre a decidere attraverso la leadership. Ora è in corso un processo molto delicato" ammette. E a chi gli chiede di commentare le ultime prese di posizione in materia di Ahmadinejad, Larijani risponde con fedeltà: "Mantenere delle posizioni di principio non è sbagliato e non impedisce che si arrivi al negoziato con i nostri amici. Anzi - conclude - è possibile che la sfiducia reciproca venga superata arrivando a una conclusione che soddisfi entrambi".










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