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IL REPORTAGE

Se il Giappone sorride all’italiana

Cade l’algida riservatezza e cresce l’interesse per il nostro stile di vita. Tanti i cambiamenti: in calo il consumo di riso, piacciono la pasta e il pane e crescono anche i problemi di linea

di Alessandra Borghese

Tipica maschera giapponese Roma, 25 ottobre 2007 - Sono appena tornata dal Giappone dove ho passato una settimana tra Tokio e Kioto. Le impressioni e le sensazioni che mi sono rimaste impresse nel cuore sono ancora molto vive. Se ripenso ai miei giorni giapponesi, le prime immagini che scorrono davanti ai miei occhi sono diversissime tra loro. Dall’essenzialità di una stanza con le pareti di carta di riso e il tatami per terra, alla continua e rinnovata magnificenza dei modernissimi edifici di Tokio, dove negli ultimi dieci anni si sono confrontati i più grandi architetti al mondo, alla quiete meditativa di Kioto. Questo incredibile contrasto tra tradizione e modernità, luci e silenzio zen, cantieri aperti e pulizia per terra, sicurezza e ritmo incessante di lavoro, stupisce il visitatore ma allo stesso tempo permette una vita modulata per ogni cittadino. Per strada si vedono principalmente giovani e vecchi, perché la generazione di mezzo lavora dodici ore al giorno, non a caso il paese del sol levante è la seconda potenza economica mondiale.

 

Le persone, non importa quale sia il livello sociale, sono sempre estremamente gentili, hanno uno spiccato senso del rispetto, un modo di porsi elegante, un forte senso dell’onore (per cui ancora oggi si vive e muore). L’eccessiva formalità nipponica nel modo di pensare e di agire a volte può sembrare però stucchevole. Sì, perché il modo di pensare giapponese segue una particolare linea prestabilita, difficilmente potrà essere cambiata e adattata rapidamente ad un’altra situazione. Per questo un semplice cambio di programma, tipico della nostra cultura latina, potrebbe essere invece vissuto come un trauma. L’esagerato formalismo nipponico, a cui noi europei non siamo abituati, oltre a stupirci, ci interroga sulla vera sostanza dei loro atti. Ad esempio i capo vettura dei puntualissimi treni giapponesi ogni volta che entrano ed escono da uno scompartimento salutano con l’inchino i passeggeri. Sorriso professionale e comportamento di convenienza? Può darsi... Certo è che i giapponesi difficilmente esprimono i propri sentimenti in pubblico, per questo possono apparire come rigidi ed algidi automi. Personalmente credo invece che siano in fondo dei passionali, quando riescono ad aprire il cuore viene fuori una sorprendente dolcezza.

 

Il Giappone, come l’Europa ha una società materialista, laicizzata e vanitosa. Un po’ come da noi, tutti vorrebbero essere celebri e famosi perché l’apparenza è diventata più importante dell’essenza. A ciò va aggiunto il fatto che il paese sta diventando sempre più vecchio a causa della bassissima natalità oltre al grave problema dei suicidi soprattutto tra i giovani. Indubbiamente i campioni del capitalismo, dell’esecuzione magistrale e della puntualità si portano dentro l’anima la ferita di una vita frenetica e spesso vuota. Ho notato infatti che i giapponesi non hanno una chiara appartenenza religiosa, si dice che nascano scintoisti, si convertano con gli anni al buddismo e muoiano cristiani. La loro spiritualità si esprime piuttosto nelle azioni rituali di tutti i giorni che possono assumere i tempi di una liturgia, basti pensare alla cerimonia del tè, paragonabile ad una lunga meditazione zen. I pochissimi cattolici giapponesi (450.000 su 120 milioni) sono invece molto attivi. Le migliori scuole e università sono cattoliche, anche l’attuale Imperatrice ha studiato dalle suore del Sacro Cuore. A San Ignazio a Tokio e nella cattedrale a Kioto, i fedeli cantano con dedizione e le donne portarono con naturalezza il velo sul capo.

 

Come è noto questo grande popolo orientale è attratto dalla nostra cultura, circa 1 milione di giapponesi ogni anno visita l’Italia. Il nostro life style, la nostra libertà, il made in Italy e chissà forse anche la nostra confusione, li hanno stregati. Forse anche per questo la produzione di riso è in crisi al punto che il governo di Tokio ha dovuto ingaggiare attori famosi e realizzare una campagna pubblicitaria per rilanciare il consumo del tradizionale cibo. Ai giapponesi ormai piacciono anche la pasta e il pane! Di conseguenza il loro fisico ha iniziato ad appesantirsi, si incontrano sempre più persone con qualche chilo di troppo, ma un grande e spontaneo sorriso all’italiana sulle labbra.

di Alessandra Borghese










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