New York, 1 novembre 2007 - E' un testo flessibile, meno polemico e intransigente. Così è stato possibile trovare un accordo tra i 72 "cosponsor" per depositare all'Onu la bozza di risoluzione per una moratoria delle pene capitali. E' passata la linea italiana, che voleva un testo "propositivo" incentrato sulla moratoria - con un accenno a una futura abolizione delle condanne capitali - e che non fosse "aggressivo" nei confronti dei Paesi che ancora praticano la pena di morte.
Nella tarda mattinata di oggi, la bozza è stata depositata alla terza Commissione dell'Assemblea generale, nell'ultimo giorno disponibile per permettere un voto entro questa sessione. Ieri, il ministro per Commercio internazionale e le politiche europee Emma Bonino si era detto ottimista, dopo un "momento critico", facendo supporre che il testo potesse essere depositato già ieri sera. Così non è stato, ma non per ulteriori ostacoli da superare: ieri, si sono riuniti gli esperti dei 71 cosponsor (poi diventati 72), mentre questa mattina si sono incontrati i loro ambasciatori. Poi, Brasile e Nuova Zelanda hanno depositato il testo.
Una battaglia vinta dal Governo italiano, che ha trovato opposizione in alcuni Paesi europei intransigenti (Olanda, Danimarca e Belgio), ma che ha avuto il sostegno dal resto dell'Unione Europea (in particolare Spagna, Francia, Grecia e Romania) e dei Paesi extraeuropei, tranne la Svizzera, anch'essa più orientata verso un testo più marcatamente abolizionista. Ma il percorso verso la moratoria è appena iniziato: la presentazione della bozza non è stata solo una formalità, come si credeva.
Ora, il testo dovrà essere votato dalla terza Commissione, dove "i Paesi contrari ci daranno battaglia con le 'trappole procedurali' che hanno già promesso di usare", aveva dichiarato ieri Bonino, a New York per sostenere la moratoria, pensando soprattutto a Singapore ed Egitto, ma anche ai Paesi caraibici e ad alcune democrazie asiatiche. Alcuni governi tenteranno di bloccare la risoluzione; altri - si parla di 30-35 nazioni - come India e Corea del Sud, invece, aspettano solo un segnale "importante" delle Nazioni Unite per abolire la pena di morte.
La Commissione si esprimerà tra il 14 e il 29 di novembre: si parte da 72 voti a favore, ne serviranno altri 25 per ottenere l'approvazione. A quel punto, il voto dell'Assemblea generale - previsto intorno al 15 dicembre - sarebbe quasi una formalità, perché di norma conferma l'indicazione della Commissione.
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