Beirut, 23 novembre 2007 - Si aggrava la crisi in Libano. Il presidente uscente Emile Lahoud, (nella foto) il cui mandato è scaduto alla mezzanotte di oggi, ha deciso di proclamare lo stato di emergenza e affidare la sicurezza del Paese all'esercito.
Lahoud ha lasciato il palazzo presidenziale appena scoccata la mezzanotte (ora locale, le 23 in Italia), alla scandenza del suo mandato. Il Libano è in questo momento senza presidente, visto che il Parlamento non è stato in grado di eleggere un successore nei tempi previsti dalla Costituzione. Lahoud prima di lasciare il palazzo presidenziale ha salutato i suoi collaboratori e ha quindi passato in rassegna i soldati della Guardia repubblicana, mentre la banda suonava una marcia militare. Il presidente uscente è poi andato via in auto. Il filosiriano Lahoud era stato eletto nel 1998, e il suo mandato, scaduto nel 2004, era stato prorogato di tre anni dal Parlamento.
Il governo del premier Fuad Siniora si oppone allo stato d'emergenza, e considera questa decisione "non valida". La situazione nel Paese dei Cedri si complica ulteriormente, dopo che le forze di maggioranza e opposizione non sono riuscite a trovare un accordo sul nome del nuovo presidente, e la sessione elettorale del Parlamento è stata rinviata al 30 novembre (è il quinto rinvio in due mesi).
Secondo quanto ha riferito il portavoce presidenziale, Rafic Shalala, Lahoud, un filosiriano, ha deciso di "conferire all'esercito le prerogative di preservare la sicurezza sull'insieme del territorio, e di mettere tutte le forze di sicurezza sotto la sua autorità".
Un alto responsabile della sicurezza ha detto all'agenzia Afp che l'annuncio di Lahoud equivale alla proclamazione dello "stato di emergenza", sottolineando però che "il presidente non è abilitato a prendere questa decisione". Una fonte vicina al palazzo presidenziale ha a sua volta indicato all'Afp che la decisione di Lahoud significa che l'esercito avrà "il diritto di prendere le misure che giudicherà necessarie per preservare la sicurezza".
Il governo libanese, sostenuto dalla maggioranza antisiriana, ha respinto con fermezza la decisione del presidente uscente. La decisione "non ha alcun valore costituzionale e questo atto è nullo", ha dichiarato all'Afp un responsabile dell'ufficio di Siniora, in condizione di anonimato. Il responsabile ha infatti precisato che una tale decisione può essere assunta solo dal consiglio dei ministri, conformemente alla Costituzione.
Intanto i carri armati da giorni presidiano le principali vie del centro di Beirut. La tensione è salita nelle ultime ore, con l'avvicinarsi della scadenza del mandato di Lahoud, e la popolazione teme che il Paese possa ripiombare in una spirale di violenze.
Beppe Grillo ha creato una sezione del suo blog in giapponese. Propone uno scambio di politici col Paese del Sol Levante: "Ci date il vostro ministro degli Esteri, noi in cambio D’Alema, Prodi e Mastella..."