Bali (Indonesia), 3 dicembre 2007 - Delegati e scienziati di tutto il mondo hanno aperto oggi la più grande conferenza mai organizzata sul cambiamento climatico a Bali, in Indonesia. L'obiettivo fissato dalle Nazioni Unite è il raggiungimento di un nuovo accordo internazionale entro il 2008, al fine di assicurare il superamento del protocollo di Kyoto.
Circa diecimila persone - partecipanti, attivisti e giornalisti - di circa 190 paesi si sono riunite nell'isola di Bali per questa conferenza di due settimane sotto l'egida dell'Onu.
Scopo immediato della conferenza sarà quello di lanciare negoziati per raggiungere un patto al fine di sostituire il protocollo di Kyoto e di definire un calendario per i negoziati.
Secondo l'Onu, un accordo deve essere trovato entro il 2009 in modo che il sistema sia in vigore in tempo per la scadenza del protocollo, nel 2012.
dall’inviato
ALESSANDRO FARRUGGIA
RIAU (Indonesia), 3 dicembre 2007 - IL FUOCO degli incendi punteggia la foresta di Sumatra. Distese infinite di selve abbattute e poi bruciate, grovigli di tronconi di pali anneriti ne squarciano le colline e le pianure. Tra il 1950 e oggi l’Indonesia ha perso circa 74 milioni di ettari sui 168 milioni di foreste che aveva. Di questi 28 milioni — 21 erano foresta vergine — sono stati persi dal 1990 al 2005, ad un tasso che nel 2006 ha toccato i 3 milioni di ettari all’anno. Un’enormità.
E la foresta che brucia non è solo biodiversità che va in fumo. La foresta che brucia significa anche forti emissioni di anidride carbonica. A Sumatra c’è una delle foreste più ricche di carbonio: la foresta torbiera. Ce ne sono 4 milioni di ettari di quei 21 milioni che ne ha l’Indonesia e che sono ben il 60% delle foreste torbiere del pianeta. Nove milioni sono già stati abbattuti, ne restano 12 e l’industria del legno e dell’olio di palma sta facendo il possibile per ridurli ancora.
Il protocollo di Kyoto, firmato nel 1997, si pone l’obiettivo di tagliare entro il 2012 — cioè in 15 anni — le emissioni dei paesi sviluppati del 5,2%: come dire 600 milioni di tonnellate di gas. Lasciamo perdere che, dopo la mancata forma degli Usa, l’obiettivo è teorico.
IL PUNTO è un altro: che le sole emissioni delle foreste torbiere indonesiane — secondo una rapporto di Wetlands International — pesano per 1,8/2 milioni di tonnellate. All’anno. Tre volte quel che dovrebbe fare Kyoto in quindici anni. Anche grazie a queste emissioni, l’Indonesia è oggi il terzo emettitore mondiale di gas serra dopo Stati Uniti e Cina.
A Greenpeace hanno capito benissimo la portata del problema e ad ottobre hanno creato a Kuala Cenaku un campo di difesa forestale — una trentina di volontari tra i quali l’italiano Sergio Baffoni — che, mentre la Raimbow Warrior bloccava le navi cariche di olio di palma, ha usato i metodi nonviolenti per bloccare il taglio della foresta messo in atto per espandere le coltivazioni delle palme da olio. Con creatività. «Dato che l’espansione delle piantagioni di palma da olio viene praticata drenando il terreno con un reticolo di canali, e noi abbiamo creato delle dighe per bloccare i canali. Funziona». Ma ovviamente quelli di Greenpeace non pretendono di risolvere la situazione da soli. Il loro è un gesto dimostrativo, per spingere all’azione al comunità internazionale. «E’ necessario — spiega Chiara Campione responsabile della campagna foreste di Greenpeace — dar vita ad una azione a livello internazionale».
L’occasione di farlo è la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, che proprio in Indonesia, a Bali, da oggi si riunisce per la tredicesima volta. Paesi come il Brasile, Papua Nuova Guinea, il Costarica e molti altri sono disponibili a preservare le loro foreste se verranno conteggiate tra i crediti di emissione di Kyoto. Una stima della Banca Mondiale parla di cifre fra i 2 e i 20 miliardi di dollari all’anno.
ANCHE L’INDONESIA si dice pronta a parlarne sulla base di compensazioni tra i 5 e 20 dollari a ettaro. «Del resto — ha osservato il vicepresidente indonesiano — dove vanno il nostro legno e il nostro olio di palma? In Giappone, in America, in Europa. E quindi anche voi siete responsabili, e dovrete compensarci». Nel frattempo che (forse) se ne discute, l’Indonesia ha annunciato che la produzione di legname crescerà nel 2007 del 12% rispetto all’anno precedente e che la produzione di olio di palma (+224% dal 2000) va a gonfie vele. Come dire, fate voi. Gli affari sono affari, e non li fermeremo per salvare il mondo. Almeno, non gratis.
Guardie cinesi picchiano un cane con dei bastoni in mezzo a una strada, fra l'indifferenza della gente: anche questa è la Cina che si prepara alle Olimpiadi