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KENYA

Kibaki e Odinga si stringono la mano,
Annan: "Sviluppo incoraggiante"

Il presidente e il capo dell'opposizione non si erano più incontrati direttamente dal 27 dicembre scorso, data delle contestate elezioni presidenziali che ufficialmente sancirono la conferma in carica dell'uno, accusato tuttavia di estesi brogli a spese dell'altro

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Mwai Kibaki e Raila Odinga con Kofi Annan Nairobi, 24 gennaio 2008  - Si è concluso abbastanza rapidamente, ma con una stretta di mano tra i due contendenti e il largo sorriso esibito da entrambi, il primo faccia a faccia diretto tra il presidente rieletto del Kenya, Mwai Kibaki, e il leader dell'opposizione, Raila Odinga: lo hanno riferito fonti giornalistiche presenti alla scena.

 

Kibaki e Odinga non si erano più incontrati direttamente dal 27 dicembre scorso, data delle contestate elezioni presidenziali che ufficialmente sancirono la conferma in carica dell'uno, accusato tuttavia di estesi brogli a spese dell'altro, sconfitto malgrado fosse dato in netto vantaggio sia dai sondaggi sia dai risultati preliminari dello spoglio.

 

Il colloquio si è tenuto nell'ufficio del capo dello Stato, in piena Nairobi, alla presenza dell'ex segretario generale dele Nazioni Unite, Kofi Annan, intervenuto come mediatore dopo una serie di tentativi andati a vuoto da parte di varie personalità di livello internazionale.

 

"Uno sviluppo molto incoraggiante", è stata la definizione che Annan ha dato della riunione, svoltasi riggorosamente a porte chiuse; i tre nondimeno non hanno poi esitato a presentarsi in pubblico insieme. Positivo anche il commento di Odinga, che ha parlato di un progresso determinante in vista del superamento della crisi in cui è precipitato il Paese africano, la peggiore dall'82.

 

"Abbiamo intrapreso i primi passi vitali per risolvere la disputa elettorale", ha dichiarato il candidato uscito sconfitto dalla consultazione del mese scorso, che è anche il capo dell'Odm, l'Orange Democratic Movement, principale partito di opposizione. "Chiedo a tutti di essere pazienti, e di appoggiare la pace in uno spirito di fratellanza". Le violenze a sfondo etnico-tribale alimentate dal conflitto politico hanno provocato in poche settimane oltre ottocento morti, e costretto alla fuga almeno 260.000 sfollati.

 

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