Nairobi, 2 febbraio 2008 - Ventisette persone sono state uccise nell'ovest del Kenya in scontri interetnici in cui è intervenuta anche la polizia, portando il bilancio delle ultime 24 ore a 37 morti. "Otto persone sono state uccise a Nyamira, di cui due sono state ritrovate in un fiume.
A Chepilat, ci sono stati altri sei morti, di cui due uccisi dai proiettili della polizia e quattro a colpi di macete. Tre sono stati ammazzati a Manga" la notte scorsa, come ha dichiarato sotto anonimato una fonte della polizia nella provincia di Nyanza, in Kenya occidentale.
Ad Ainamoi, "otto persone sono state uccise ieri (venerdì) e altre due nella notte" ha aggiunto un comandante della polizia locale, Japheth Daido. Non sembra quindi, almeno per il momento, arginare le violenze la mediazione affidata dall'Unione africana a Kofi Annan per cercare una via d'uscita dalla crisi politica e umanitaria nel paese africano.
Ieri Annan ha annunciato "il raggiungimento di un accordo per risolvere la questione nell'immediato, ma anche nel lungo periodo", dopo una serie di incontri con i rappresentanti del presidente Mwai Kibaki e del leader dell'opposizione Raila Odinga. Il primo punto dell'accordo, ha spiegato l'ex segretario generale dell'Onu, è "un'azione immediata per mettere fine alle violenze e restaturare i diritti e le libertà fondamentali".
Ma non si arrestano gli omicidi scoppiati dopo il voto elettorale del 27 dicembre che ha confermato Kibaki ed è stato contestato dal rivale dell'opposizione Odinga, innescando scontri etnici, che hanno preso il sopravvento sulle questioni politiche.
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