Un palestinese si è fatto esplodere all'interno di un centro commerciale, il complice invece è stato ucciso prima che potesse attivare il detonatore del giubbotto-bomba. I feriti sono una quindicina
Gerusalemme, 4 febbraio 2008 - L'incubo del terrorismo suicida palestinese è tornato oggi in Israele alle 10.30 di mattina (un'ora prima in Italia) quando un attentato ha fatto tremare le mura del centro commerciale di Dimona, a dieci chilometri di distanza dalla centrale nucleare israeliana nel Neghev. Si è trattato di un duplice attentato, realizzato solo in parte. In base ai piani, il primo kamikaze si è fatto esplodere di fronte a un caffé, mentre aveva attorno centinaia di persone.
Sono seguiti momenti drammatici, perché mentre si prestavano i primi soccorsi è stato notato che uno dei feriti indossava un corpetto esplosivo. Un ufficiale della polizia è' intervenuto e ha sparato alla testa dell'uomo-bomba. Ma con le ultime forze residue questi ha cercato di tirare la cordicella del proprio corpetto, con 15 chilogrammi di esplosivo. L'ufficiale gli ha sparato ancora, evitando così la seconda esplosione: quella che nelle intenzioni degli attentatori avrebbe dovuto mietere i soccorritori.
Il bilancio dell'attentato, per il momento, è di tre morti: i due attentatori ed una donna israeliana. In un ospedale di Beer Sheva sono stati ricoverati 15 feriti: uno di essi versa in condizioni disperate. Gli artificieri della polizia israeliana stanno tentando di disinnescare il giubbotto esplosivo del secondo attentatore servendosi di un robot.
Le prime rivendicazioni giunte da Gaza vedono la sigla delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, ossia di al-Fatah. Anche la Jihad islamica, i Comitati di resistenza popolare e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina affermano di aver partecipato all'attentato.
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