Roma, 7 febbraio 2008 - I rapitori della moglie di un politico del partito di maggioranza (Pdp) nigeriano, sequestrata mercoledì notte a Port Harcourt, hanno chiesto un riscatto di circa tre milioni di euro in cambio della sua liberazione. Lo riferisce l'agenzia Misna. Nessuno dei gruppi armati attivi nella zona del Delta del Niger ha però rivendicato il sequestro della donna che figura tra i quadri dirigenti della Monipulo, azienda petrolifera in cui il marito è socio di maggioranza.
Intanto la multinazionale petrolifera Shell ha dichiarato lo stato di "forza maggiore" per i prossimi due mesi in uno dei terminal del sud del paese a causa di un sabotaggio. La clausola, che consente all'azienda di svincolarsi dagli obblighi contrattuali a causa di eventi imprevisti, senza incorrere in penalità, riguarda il terminal Bonny Light Offtake la cui conduttura risulterebbe sabotata.
Sequestri di personaggi politici e azioni di sabotaggio costituiscono parte integrante della strategia utilizzata dai ribelli attivi nella regione, ricchissima di riserve di greggio, che dicono di agire per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale. E' di oggi la notizia che il movimento ribelle guidato dal comandante Ekpemupolo, uscito dalle trattative con l'esecutivo nel dicembre scorso, ha annunciato di voler tornare al tavolo delle trattative con il governo centrale.
L'assenza dal processo di pace in corso del Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger (Mend), gruppo responsabile della maggior parte delle azioni di sabotaggio e rapimenti avvenuti nella zona, rende difficile prevedere un ritorno alla calma nel breve periodo.
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