Caracas, 9 febbario 2008 - "LA RELAZIONE della Protezione civile del 21 gennaio esclude ipotesi diverse dall’incidente aereo, ma noi vogliamo che sia chiarito ogni dubbio, che venga superato ogni sospetto dei familiari". Per questo il capo dell’Unità di crisi della Farnesina, Elisabetta Belloni, ha fatto partire una missione speciale. La delegazione, guidata dal suo vice, Maurizio Canfora, è composta da esperti della Protezione civile, dell’Aeronautica e della Marina militare ed è giunta in Venezuela mercoledì. Ha incontri con il capo della Protezione civile locale, generale Antonio Rivero; col procuratore incaricato dell'inchiesta, José Morales; col presidente dell’ente venezuelano per l’aviazione civile, esponenti del servizio di assistenza e soccorso, della Guardia costiera e della Giunta di investigazione per gli incidenti aerei.
LE AUTORITÀ sudamericane affermano che il Let L-410 è precipitato in mare e si trova probabilmente a 450-500 metri di profondità (se il volo fosse durato qualche minuto in più, avrebbe raggiunto fondali di 100 metri). È confermato che l’aereo aveva a bordo un localizzatore acustico sottomarino americano che emette segnali identificabili con idrofoni come quelli utilizzati nelle ricerche in corso, ma che la durata degli stessi è di 40-60 giorni e quindi non c’è più molto tempo a disposizione. Il raggio entro il quale il segnale è ricevibile è di circa 1 miglio nautico.
LE RICERCHE stanno avvenendo in una zona abbastanza vasta a 4.8 miglia nautiche dal punto di ultima segnalazione (ribattezzato "dato zero", 3000 piedi di altezza, 16 miglia nautiche da Gran Roque). I venezuelani hanno anche confermato che non esiste traccia radar degli ultimi minuti di volo (dei due apparecchi a Caracas uno non dispone di registrazione e l’altro è in corso di potenziamento e non copre la zona), ma che è stato chiesto alle autorità delle Antille olandesi di mettere a disposizione i tracciati del radar di Curacao. Relativamente al ritrovamento del cadavere del copilota, avvistato l’11 gennaio (dopo 6 giorni e 13 ore dalla caduta dell’aereo) dalla motopesca del capitano Josè Luis Moja, e spiaggiatosi il 13 gennaio, le autorità venezuelane sostengono che è assolutamente compatibile con l’ipotesi dell’ammaraggio e successivo inabissamento prima che i passeggeri potessero mettersi in salvo.
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