Mosca, 23 febbraio 2008 - Ancora un monito di Mosca all'Occidente. Un consigliere del presidente Vladimir Putin ha affermato che il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo equivale a caricare un'arma e rafforzerà inevitabilmente il terrorismo. "Con il Kosovo ora è stata caricata un'arma e nessuno può prevedere quando riecheggerà il colpo", ha affermato Anatoly Safonov, inviato di Putin per la cooperazione internazionale nella lotta contro il terrorismo e il crimine organizzato, in un'intervista all'agenzia Interfax.
L'esperto ha affermato che i 'jihadisti del terrore' rimasti finora sotto copertura in Kosovo potranno uscire allo scoperto: "Molti Paesi ritengono che separatismo e terrorismo siano anelli della stessa catena. È chiaro che le pulsioni terroristiche si rafforzeranno e il già traballante diritto internazionale non potrà che risentirne".
Oggi la stampa di Belgrado ha riferito che era di un giovane profugo serbo-kosovaro il corpo carbonizzato trovato all'interno dell'ambasciata statunitense nella capitale della Serbia, messa a ferro e fuoco giovedì sera durante le manifestazioni contro l'indipendenza della provincia.
Intanto in Croazia - tra i Paesi che hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo - sono state fermate e identificate 42 persone, tra cui 19 minorenni, per i disordini di ieri a Zagabria a margine della protesta anti-serba per l'attacco all'ambasciata croata di Belgrado. Sia il governo sia l'opposizione croati hanno invitato la Serbia a garantire la protezione delle rappresentanze diplomatiche e a contribuire con una linea di moderazione a stabilizzare la situazione nella regione.
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