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IRAQ

Rapito il vescovo di Mosul
Jolie: "I soldati Usa devono restare"

Uomini armati hanno ucciso le tre guardie del corpo del vescovo e hanno portato via monsignor Paulos Faraj Rahho insieme all'autista e ad altri due collaboratori. Appello di Benedetto XVI per la sua liberazione

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Angelina Jolie Mosul (Iraq), 29 febbraio 2008 - Rapito il vescovo caldeo di Mosul, nel nord dell'Iraq. Uomini armati hanno ucciso le tre guardie del corpo del vescovo e hanno portato via monsignor Paulos Faraj Rahho insieme all'autista e ad altri due collaboratori. Il sequestro è avvenuto all'uscita dalla chiesa del Santo Spirito dove il presule cattolico aveva celebrato la Via Crucis. Non ci sono stati ancora contatti con i rapitori.

 

Monsignor Rahho sarebbe riuscito a mettersi brevemente in contatto con il cellulare con la sede dell'arcivescovato siro-cattolico avvertendo che due sconosciuti avevano aperto il fuoco e lo stavano per sequestrare. Secondo quanto riferito da una fonte anonima alla Misna, nei giorni scorsi l'arcivescovo Rahho aveva detto a un confratello di aver ricevuto una telefonata da qualcuno che gli chiedeva 50.000 dollari, affermando che "gli iracheni hanno sofferto troppo" a causa della guerra.

 

E un appello "affinchè prevalgano negli autori del rapimento ragione e umanità e mons. Rahho venga restituito quanto prima alla cura del suo gregge" è stato lanciato questa sera da Benedetto XVI. "Amareggiato per tale nuovo esecrabile atto, che colpisce profondamente l'intera Chiesa nel Paese e in particolare la Chiesa Caldea, il Papa - afferma la Sala Stampa della Santa Sede - si sente vicino al Patriarca Card. Emmanuel III Delly e a tutta quella provata comunità cristiana, come pure ai familiari delle vittime" e "invita la Chiesa universale ad unirsi alla sua fervente preghiera rinnovando anche l'auspicio che il popolo iracheno ritrovi cammini di riconciliazione e di pace".


Secondo la ricostruzione diffusa dal Vaticano, "mons. Rahho aveva appena terminato la Via Crucis, un rito religioso assai caro e partecipato dai fedeli in Iraq. Ciò - sottolinea la nota - fa pensare che l'azione criminosa sia stata premeditata". "Questo rapimento - rileva da parte sua mons. Philip Najim, rappresentante della Chiesa caldea presso la Santa Sede - non serve a costruire l'Iraq e a costruire la libertà, non serve a costruire il rispetto reciproco tra i popoli".

 

"Chiedo ai rapitori - aggiunge il prelato in una dichiarazione alla Misna - di rilasciare l'arcivescovo perchè ha sempre amato la sua città, Mossul, e l'ha sempre servita. Sicuramente se c'è un Dio che ci accomuna nella fede chiediamo a questo Dio di liberare monsignor Rahho".

 

Non è la prima volta che i cristiani vengono presi di mira in Iraq. A inizio gennaio c'erano stati alcuni attacchi contro chiese e conventi a Baghdad e Mosul in cui erano rimaste ferite quattro persone. In un analogo attacco coordinato tra la capitale e la città 400 km più a nord, nell'agosto 2004, 12 cristiani furono uccisi e decine rimasero feriti.

 

Quello caldeo è uno dei riti in cui sono suddivise le chiese cattoliche orientali. Alla Chiesa caldea appartengono gran parte dei cristiani dell'Iraq, quasi 600mila. La sede del Patriarcato è a Baghdad dove vive la comunità più numerosa, 350mila fedeli, che seguono i riti nella lingua aramaica.

 

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