Mosul (Iraq), 1 marzo 2008 - I rapitori di mons. Faraj Rahho hanno proposto «una negoziazione per la liberazione» del presule. Lo riferisce mons. Baptiste Georges Casmoussa, arcivescovo siriaco di Mosul, che ha confermato all'agenzia missionaria Misna l'arrivo di una telefonata dei rapitori all'indomani del rapimento dell'arcivescovo caldeo della stessa città, sequestrato da ignoti mentre usciva dalla chiesa del Santo Spirito, nella parte orientale di Mosul.
«Purtroppo non abbiamo potuto parlare con il monsignore per accertarci delle sue condizioni di salute, e questo ci preoccupa ulteriormente poichè è un uomo malato e ha bisogno dei suoi medicinali», ha detto ancora mons. Casmoussa, aggiungendo che «finora nessun gruppo ha rivendicato il rapimento».
L'arcivescovo siriaco non ha tuttavia rivelato dettagli sulle trattative in corso «per non mettere a rischio la vita di monsignor Rahho».
IL BLITZ
Rapito il vescovo caldeo di Mosul, nel nord dell'Iraq. Uomini armati hanno ucciso le tre guardie del corpo del vescovo e hanno portato via monsignor Paulos Faraj Rahho insieme all'autista e ad altri due collaboratori. Il sequestro è avvenuto all'uscita dalla chiesa del Santo Spirito dove il presule cattolico aveva celebrato la Via Crucis. Non ci sono stati ancora contatti con i rapitori.
Monsignor Rahho sarebbe riuscito a mettersi brevemente in contatto con il cellulare con la sede dell'arcivescovato siro-cattolico avvertendo che due sconosciuti avevano aperto il fuoco e lo stavano per sequestrare. Secondo quanto riferito da una fonte anonima alla Misna, nei giorni scorsi l'arcivescovo Rahho aveva detto a un confratello di aver ricevuto una telefonata da qualcuno che gli chiedeva 50.000 dollari, affermando che "gli iracheni hanno sofferto troppo" a causa della guerra.
E un appello "affinchè prevalgano negli autori del rapimento ragione e umanità e mons. Rahho venga restituito quanto prima alla cura del suo gregge" è stato lanciato questa sera da Benedetto XVI. "Amareggiato per tale nuovo esecrabile atto, che colpisce profondamente l'intera Chiesa nel Paese e in particolare la Chiesa Caldea, il Papa - afferma la Sala Stampa della Santa Sede - si sente vicino al Patriarca Card. Emmanuel III Delly e a tutta quella provata comunità cristiana, come pure ai familiari delle vittime" e "invita la Chiesa universale ad unirsi alla sua fervente preghiera rinnovando anche l'auspicio che il popolo iracheno ritrovi cammini di riconciliazione e di pace".
Secondo la ricostruzione diffusa dal Vaticano, "mons. Rahho aveva appena terminato la Via Crucis, un rito religioso assai caro e partecipato dai fedeli in Iraq. Ciò - sottolinea la nota - fa pensare che l'azione criminosa sia stata premeditata". "Questo rapimento - rileva da parte sua mons. Philip Najim, rappresentante della Chiesa caldea presso la Santa Sede - non serve a costruire l'Iraq e a costruire la libertà, non serve a costruire il rispetto reciproco tra i popoli".
"Chiedo ai rapitori - aggiunge il prelato in una dichiarazione alla Misna - di rilasciare l'arcivescovo perchè ha sempre amato la sua città, Mossul, e l'ha sempre servita. Sicuramente se c'è un Dio che ci accomuna nella fede chiediamo a questo Dio di liberare monsignor Rahho".
Non è la prima volta che i cristiani vengono presi di mira in Iraq. A inizio gennaio c'erano stati alcuni attacchi contro chiese e conventi a Baghdad e Mosul in cui erano rimaste ferite quattro persone. In un analogo attacco coordinato tra la capitale e la città 400 km più a nord, nell'agosto 2004, 12 cristiani furono uccisi e decine rimasero feriti.
Quello caldeo è uno dei riti in cui sono suddivise le chiese cattoliche orientali. Alla Chiesa caldea appartengono gran parte dei cristiani dell'Iraq, quasi 600mila. La sede del Patriarcato è a Baghdad dove vive la comunità più numerosa, 350mila fedeli, che seguono i riti nella lingua aramaica.
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