Riconfermato nettamente il premier uscente. "Grazie ai cittadini per questo successo chiaro. Governerò per tutti, ma in primo luogo per chi non ha tutto". Rajoy riconosce la sconfitta. Commenta
Madrid, 10 marzo 2008 - Josè Luis Zapatero e il bipolarismo sono i vincitori delle elezioni politiche in Spagna, le decime del dopo-Franco. Il partito socialista del premier ha bissato il successo di quattro anno fa con il 43,72% (un punto in più e mai così bene dal 1986) e 169 seggi (cinque in più), pur mancando l'obiettivo della maggioranza assoluta.
Ma anche i Popolari di Mariano Rajoy hanno ottenuto un maggior numero di voti (40,13%, due punti in più) e sono passati da 148 a 153 deputati. Una polarizzazione della scena politica, che si è tradotta nel tonfo di Izquierda Unida (da 5 ad appena 2 deputati, che confluiranno nel gruppo misto) e dei partiti nazionalisti.
I socialisti hanno trionfato nei Paesi baschi (37%) e in Catalogna (45%), spingendo le formazioni locali ai minimi della storia democratica: appena 24 deputati in totale, 9 in meno del 2004. Ridimensionati in particolare gli indipendentisti catalani (Erc), passati da 8 a 3 deputati.
Per governare, però, Zapatero avrà ancora bisogno di un appoggio esterno (gli mancano sette deputati per la maggioranza assoluta) ed è probabile che si rivolga alle formazioni nazionaliste moderate come il Partito catalano di Convergenza e Unità (CiU) che ha 11 seggi o al Partito nazionalista basco (Pnv), forte di sei deputati. Ma i primi sono in cattivi rapporti con il Ps catalano e il Pnv ha chiesto un referendum consultivo per l'indipendenza dei Paesi baschi.
L'alternativa è una nuova alleanza a sinistra con Izquierda Unida, il cui leader Gaspar Llamazares ha ammesso la debacle e ha annunciato che non si ricandiderà a coordinatore generale. In questo caso si imbarcarebbero pure il Bng in Galizia e l'Erc catalano per arrivare a 176 deputati, il minimo per governare. Non è escluso neppure che Zapatero scelga di volta in volta gli alleati nelle Cortes, ma sarebbe una strategia rischiosa.
Sconfitta onorevole per i Popolari, che hanno ottenuto il loro secondo miglior risultato, il più alto mai raggiunto da un partito all'opposizione. I 153 deputati sono solo 3 in meno di quelli ottenuti dal Pp quando, nel 1996, conquistò la Moncloa con Josè Maria Aznar. In questo senso, Rajoy ha sottolineato il risultato positivo: «Siamo il partito politico di Spagna che più è cresciuto in seggi, voti e percentuali di voto».
Ma il vincitore innegabile delle urne - forte anche di un'affluenza che è stata del 75,3% - è stato Zapatero, che si era affacciato timidamente 4 anni fa sulla scena politica e che adesso si è trasformato «da Bambi in re della foresta», come ha scritto Der Spiegel. «Gli spagnoli», ha commentato a caldo Zapatero davanti ai suosi sostenitori, «hanno parlato con chiarezza e hanno deciso di aprire una nuova tappa senza incertezze, che escluda lo scontro e cerchi l'accordo nelle questioni dello Stato». Il Psoe ha ottenuto per la prima volta nella storia più di 11 milioni di voti.
"Governero' per tutti, ma in primo luogo per chi non ha tutto". Lo ha dichiarato ieri 'a caldo' Zapatero dal palco della sede madrilena della calle Ferraz rivolgendosi ai militanti e simpatizzanti socialisti che hanno festeggiato la vittoria alle elezioni. Inoltre il premier spagnolo ha assicurato che "non risparmierò nessuno sforzo" per ottenere il massimo consenso con tutte le forze politiche.
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