New York, 12 marzo 2008 - Che il senatore democratico di Chicago abbia ottenuto un nuovo trionfo nelle primarie di questa notte in Mississippi è notizia che passa quasi inosservata. Nel profondo sud Obama ha battuto l'ex first lady Hillary Clinton sull'onda del sostegno dell'elettorato afroamericano. In suo favore con un vero e proprio plebiscito: il 92% contro il 7% di Clinton.
Ma tre quarti dell'elettorato bianco hanno votato per la senatrice di New York e contro di lui, un ulteriore segnale che le divisioni di carattere razziale sono diventate una realtà nella campagna elettorale democratica.
Il risultato finale in Mississippi è di 22 punti di distacco su Clinton (60%-38% con il 99 per cento dei seggi scrutinati) che consentono a Obama di allungare il passo nel computo dei delegati. In palio in Mississippi ce n'erano 33: con la vittoria di questa notte e quella del Wyoming di sabato scorso, il senatore di Chicago non solo ha recuperato il terreno perduto con le sconfitte in Ohio e Rhode Island, ma ha incrementato il suo vantaggio.
Va ricordato che nonostante la vittoria di Clinton nelle primarie in Texas, martedì scorso, è stato Obama, con la vittoria nei caucus dello Stato, ha uscire con il bottino di delegati maggiore, 99 a 95.
Per i democratici tuttavia dal Mississippi arriva un altro segnale di divisione, il prodotto forse del violento scambio di accuse tra i due candidati nelle ultime settimane. Il clima di fair play e i sogni di 'dream team' sembrano tramontati: oltre il 70 per cento dell'elettorato di Clinton non sarebbe soddisfatto se Obama vincesse la nomination, né lo vorrebbe al fianco dell'ex first lady come candidato alla vice presidenza. Tra gli elettori di Obama, più della metà storce il naso all'idea di una vittoria di Clinton.
E' il clima che prepara l'ennesima sfida delle sfide, il 22 aprile in Pennsylvania con una campagna lunghissima, sei settimane nel corso delle quali non ci saranno altri appuntamenti con le primarie del partito. Con i repubblicani già impegnati nella raccolta dei fondi per la campagna presidenziale di John McCain, i democratici si preparano a una nuova stagione di veleni.
L'ultimo subbuglio in campagna elettorale lo ha creato Geraldine Ferraro, candidata alla vice presidenza con Walter Mondale nel 1984, secondo la quale Obama è nella posizione in cui è soltanto grazie al colore della sua pelle. Ferraro, responsabile della raccolta fondi della campagna elettorale di Clinton, ha costretto la senatrice a sconfessare la dichiarazione, ma lungi dallo smorzare i toni Ferraro ha rincarato la dose: le critiche per le sue dichiarazioni sono giustificate ancora una volta dal colore della pelle, la sua, bianca.
Per Obama, a Chicago, non ci sono stati questa notte discorsi di vittoria, ma un giro di pacate interviste con i network televisivi. Silenzio dopo il voto anche da Clinton, che ha affidato alla responsabile della sua campagna elettorale Maggie Williams i complimenti a Obama per la vittoria, con l'invito a "guardare avanti alla sfida della Pennsylvania" dove Clinton è in testa nei sondaggi e sicura favorita.
Oltre alla Pennsylvania, le primarie porteranno i due candidati anche in Indiana, North Carolina, West Virginia, Kentucky, Oregon, Porto Rico, Montana e Sud Dakota. Sulla carta Clinton ha bisogno di una serie di vittorie nette per accorciare lo svantaggio in termini di delegati, ma la partita potrebbe riaprirsi qualora il partito democratico decidesse di ripetere le primarie nei due Stati "squalificati" di Florida e Michigan, dove ancora una volta Clinton sarebbe la favorita.
E anche la presidente della Camera, la democratica Nancy Pelosi, dichiara che il 'dream-team' (ovvero il ticket tra Hillary e Obama come presidente e vicepresidente) è "impossibile"
Forti piogge e raffiche di vento hanno messo in ginocchio il sud del Paese. In difficoltà una petroliera al largo dell'isola di Wight. Chiuso il porto di Dover.