Rio de Janeiro, 19 marzo 2008 - Titoli dei giornali tutti dedicati a lei, la temuta zanzara Aedes aegypty, portatrice della febbre "dengue". Numeri allarmanti che giungono dagli ospedali: dall'inizio dell'anno la Segreteria Municipale della Salute ha registrato 20.269 casi, dei quali 29 mortali (ma ci sarebbero almeno altre trenta morti sospette). L'ultima ieri, un bambino di un anno. Sono infatti i più piccoli e gli anziani i più esposti all'aggravarsi della malattia.
Rio de Janeiro vive in queste ore una nuova "emergenza dengue" che in alcuni quartieri, i più poveri, dove le condizioni d'igiene sono più difficili, sta assumendo i contorni del panico.
Alcuni ospedali pubblici, come l'Albert Schweitzer e il Salgado Filho, ricevono quotidianamente pazienti allarmati anche solo per un sospetto di malattia: febbre alta, dolori alle articolazioni, macchie rosse sul corpo.
La larva della zanzara si sviluppa soprattutto nell'acqua stagnante ad alte temperature, come nella stagione estiva.
Ricercatori dell'istituto Oswaldo Cruz parlano però di nuovi tipi di insetto, che crescono anche nell'acqua sporca e negli scarichi dei bagni.
Per fortuna, la forma più diffusa di dengue non è mortale: febbre molto alta che necessita riposo assoluto. E' la forma chiamata emorragica a essere invece spesso letale se non diagnosticata in tempo e curata in ospedale con immobilità totale.
Come già accaduto in passato, per esempio nel 2002, quando furono registrati oltre 130mila casi, oltre alla malattia infuocano anche le polemiche. Molti specialisti parlano già di epidemia, ma il comune di Rio nega si sia arrivati a questo punto. Fatto sta che il sito della Segreteria della Salute informa continuamente sugli sviluppi della situazione e divulga consigli per la prevenzione.
Il quotidiano "O Globo", che parla di 45 nuovi casi di trasmissione della malattia ogni ora, butta acqua sul fuoco titolando: "La zanzara che vola nel vuoto del potere pubblico".
Il giornale riporta l'opinione dell'epidemiologo Edmilson Migowski, professore dell'Università Federale di Rio de Janeiro, secondo il quale "per prima cosa il comune deve ammettere l'esistenza di una epidemia" e in tutti i casi "svolgere prevenzione continua in tutti i quartieri".
A proposito della particolare situazione dei quartieri, l'entomologo Anthony Erico, dell'istituto Fiocruz, afferma che "la favelizzazione aumenta il diffondersi della zanzara": secondo l'esperto "la presenza dei narcotraffico nella favela impedisce l'ingresso degli incaricati alla prevenzione".
A Rio de Janeiro la visita degli "agenti anti-dengue" è infatti una realtà: tuttavia, le incursioni per controllare scarichi, vasi di piante, grondaie, cisterne dell'acqua sono frequenti e diffuse nei quartieri a reddito più elevato, e quasi inesistenti nelle periferie e nelle favelas.
Secondo l'autorevole quotidiano "Estado de Sao Paulo" la recrudescenza della malattia è dovuta anche alla scarsità dei funzionari comunali incaricati di vigilare. Il numero degli incaricati dovrebbe raggiungere i 3700, ma per quest'anno, afferma "O Globo", si sono aperti solo 580 posti disponibili.
Difficoltà sono poi legate all'accoglienza negli ospedali. Dal momento che la malattia si diffonde maggiormente tra gli strati più bassi della popolazione, sono gli ospedali pubblici quelli deputati all'assistenza: la Segreteria della Salute ha annunciato la contrattualizzazione di 900 medici per affrontare l'emergenza, mentre il "Jornal do Brasil" punta il dito sulla "cronica mancanza di sangue per le trasfusioni".
Per ovviare al problema dei posti letto, lo Stato di Rio avrebbe chiesto aiuto alle forze armate: marina, esercito ed aeronautica, come già avvenuto in altre circostanze, potrebbero offrire "letti": ma per ora la richiesta è caduta nel vuoto.
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