La presidente della Camera dei Rappresentanti Usa a Dharamsala (India) invoca un'inchiesta internazionale. Le foto dei ricercati su internet con la richiesta di fornire informazioni che possano facilitarne la cattura Commenta
Pechino, 21 marzo 2008 - La presidente della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, ha oggi incontrato il Dalai Lama a Dharamsala (India) e ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché condanni la pressione della Cina sul Tibet e la reazione alle proteste antigovernative della regione. "Se le persone che amano la libertà nel mondo non si pronunciano contro la Cina e i cinesi in Tibet, abbiamo perso tutta l'autorità morale per parlare dei diritti umani", ha detto Pelosi davanti a una folla di circa duemila tibetani in esilio.
La Speaker della Camera Usa, a capo di una delegazione del Congresso, è stata accolta con affetto dal Dalai Lama che le ha attorcigliato intorno al collo una sciarpa dorata. "Insistiamo: il mondo sa qual è la verità su ciò che accade in Tibet" , ha detto Pelosi, accolta al suo arrivo da dieci minuti di applausi. La visita era stata pianificata prima delle proteste scoppiate il 10 marzo a Lhasa, capitale tibetana, e degenerate in rivolta venerdì 14. Ieri migliaia di soldati sono arrivati in Tibet, nell'ovest della Cina, pronti a reprimere ogni segno di protesta.
"Forse era il nostro karma, il nostro destino, essere qui in questo brutto periodo. E' il nostro karma aiutare il popolo tibetano", ha detto Pelosi. Lo scorso ottobre il Congresso Usa consegnò al Dalai Lama la medaglia d'oro, la più alta onorificenza americana, scatenando l'ira di Pechino che la definì "una grave interferenza negli affari interni cinesi".
NO AL BOICOTTAGGIO
La presidente della Camera dei Rappresentanti Usa ha anche chiesto che venga aperta un'inchiesta internazionale sulle violenze commesse in Tibet. La Speaker Usa ha però precisato che non chiederà il boicottaggio dei Giochi olimpici di Pechino.
"Ci appelliamo alla comunità internazionale affinché venga condotta un'inchiesta indipendente sulle accuse del governo cinese secondo cui sua Santità (il Dalai Lama) ha istigato le violenze in Tibet", ha dichiarato Pelosi dalla città indiana che ospita il leader tibetano in esilio da quasi 50 anni.
Pechino ha infatti accusato il Dalai Lama e la sua 'cricca' di aver organizzato e fomentato le proteste in Tibet per sabotare le Olimpiadi che si terranno in agosto nella capitale cinese.
LE FOTO WANTED
Intanto le foto di 19 tibetani ricercati per i moti di Lhasa sono comparse su alcuni dei maggiori portali Internet cinesi, tra cui sina.com e yahoo.com. I numeri dell' Ufficio di Pubblica Sicurezza di Lhasa vengono forniti insieme alle foto, con la richiesta ai lettori di fornire informazioni che possano facilitare la loro cattura.
La polizia di Lhasa ha affermato nei giorni scorsi di aver arrestato 24 persone. Non è chiaro se altri tibetani siano stati arrestati, e quanti. Secondo le autorità cinesi nelle violenze di venerdì scorso hanno perso la vita 13 persone. Gli esuli tibetani contestano questa cifra, affermando che il numero delle vittime è molto più alto.
E, secondo governo tibetano in esilio a Dharmsala altri diciannove tibetani sono rimasti uccisi in Cina, nella provincia di Gansu, in seguito alle proteste anti-governative. Il numero delle vittime della repressione cinese secondo il governo tibetano sale così a 99.
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