Roma, 22 marzo 2008 - Mehboba Andyar, 19 anni, sarà l'unica donna a rappresentare l'Afghanistan ai Giochi Olimpici di Pechino. Una posizione scomoda, che da mese le costa insulti, derisioni e telefonate di minacce. Ma Andyar non si lascia intimidire e continua ad allenarsi nello Stadio di Kabul, tristemente noto per le esecuzioni compiute dal talebani, forte del sostegno del suo allenatore, della famiglia e degli amici.
"Ci sono state tante telefonate da gente che diceva che non avrei dovuto fare l'atleta - ha raccontato al Times - spesso ci sono strani tipi che gironzolano attorno alla mia casa. In alcune occasioni, di notte, sono state scagliate pietre contro le nostre finestre e abbiamo ricevuto anche lettere di minacce". I fischi e gli scherni dei vicini di casa sono così pesanti che Andyar preferisce correre di notte, quando gli altri sono davanti alla televisione. "Non mi preoccupo di queste minacce, ma se la mia famiglia si opponesse, io non andrei. Hanno paura", ha aggiunto.
Lunedì scorso, il padre di Andyar è stato arrestato dalla polizia dopo una segnalazione di un vicino sulla presenza di strani tipi nella sua abitazione, che si sono poi rivelati un giornalista francese e il suo interprete. I tre uomini sono stati condotti in questura, ma rilasciati subito dopo con le scuse del comandante di polizia.
Andyar lascerà presto la periferia di Kabul per completare il suo addestramento in Malaysia, in vista delle competizioni di corsa sui 1.500 e 800 metri. Il suo allenatore, Shahpoor Amiri, spera che la lontananza da casa possa favorire la sua concentrazione, ma sottolinea che "per noi è già sufficiente che una ragazza afgana vada ai Giochi di Pechino". "Non deve ottenere il primo o il secondo posto - ha aggiunto Amiri - ha già affrontato così tanti problemi da diventare motivo di ispirazione. Sono molte le persone istruite che l'ammirano. Ma la gente comune, alcuni almeno, la odiano".
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