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Esteri

TIBET / LA CINA E I GIOCHI

Mille poliziotti per la fiaccola olimpica
E Taiwan minaccia: "Boicottiamo"

Il lunedì di Pasqua inizia il viaggio della torcia da Olimpia in Grecia a Pechino: timori di manifestazioni ed eccezionali misure di sicurezza. Nuovo attacco del regime al Dalai Lama

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Roma, 23 marzo 2008 - Mille poliziotti presidieranno domani l'antico sito della città greca di Olimpia, in occasione della cerimonia di accensione della fiaccola olimpica. Le autorità temono infatti proteste degli attivisti tibetani contro i Giochi, in programma quest'estate a Pechino.
A causa del rischio di pioggia la cerimonia è stata anticipata di un'ora e si terrà domani alle 11. L'antico rito olimpico prevede che la fiaccola sia accesa dai raggi del sole e, così, il maltempo è motivo di preoccupazione.

 

A suscitare allarme, però, sono anche le proteste annunciate dagli attivisti tibetani. Nei giorni scorsi, le autorità di Pechino hanno represso con decisione i disordini anti-cinesi scoppiati nella città di Lhasa e in altre regioni della Repubblica popolare abitate in prevalenza da tibetani.

Intanto uno dei tedofori ufficiali dei Giochi si è ritirato in segno di protesta contro la repressione cinese in Tibet. Si tratta della thailandese Narisa Chakrabongse, che in una lettera aperta ha motivato il suo gesto con l'intenzione di inviare un messaggio forte alla Cina.
Narisa è una delle sei attiviste per l'ambiente scelte a rappresentare la Thailandia quando la Fiamma Olimpica arriverà nel paese, il prossimo aprile.
Le autorità cinesi hanno represso con la forza le manifestazioni iniziate il 10 marzo nella capitale tibetana Lhasa, nel giorno del 49esimo anniversario della rivolta tibetana contro il governo cinese.

E il neo presidente taiwanese Ma Ying-jeou ha detto oggi che potrebbe considerare possibile un boicottaggio dei giochi olimpici di Pechino se la repressione cinese in Tibet dovesse peggiorare. In una mossa destinata ad acutizzare la tensione tra Cina e Taiwan, Ma, che ha partecipato a celebrazioni per ricordare la repressione cinese a Tinanmen del 1989, ha fatto sapere che sta considerando la possibilita' di non inviare ''atleti di Taiwan a Pechino'' e che e' molto critico della situazione ''dei diritti umani'' in Cina.


Nel frattempo la Cina torna ad accusare il Dalai Lama di aver orchestrato le rivolte anti-governative in Tibet per colpire i prossimi Giochi e rovesciare i leader comunisti.
"L'intento malvagio della cricca del Dalai è quello di creare problemi in un momento delicato, ingigantirli volutamente e causare anche un bagno di sangue in modo da colpire le Olimpiadi di Pechino", scrive oggi il quotidiano Tibet Times. La testata parla quindi di "una battaglia di vita o di morte tra noi e il nemico". Era stato lo stesso premier cinese Wen Jiabao, lo scorso 18 marzo, a puntare il dito contro il Dalai Lama.


Anche il Quotidiano del popolo, giornale ufficiale del partito comunista cinese, accusa il leader tibetano di voler sfruttare le Olimpiadi per ottenere concessioni dal governo. "Le Olimpiadi di Pechino sono molto attese dalla gente di tutto il mondo, ma la cricca del Dalai Lama sta cercando di tenere in ostaggio i Giochi per costringere il governo cinese a fare concessioni per l'indipendenza del Tibet", scrive il quotidiano Ieri, lo stesso giornale ha pubblicato un editoriale in cui si chiede alle autorità cinesi di "schiacciare con risolutezza" le forze "della cospirazione per un 'Tibet indipendente'".


Nei giorni scorsi, il Dalai Lama ha invocato la non-violenza, dicendosi pronto al dialogo con le autorità di Pechino non sull'indipendenza del Tibet, ma su uno statuto di reale autonomia della regione, che consenta di preservarne tradizioni e cultura.

 

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