Un sito web rende noti i particolari e i nomi di 40 tibetani uccisi dall'inizio delle proteste nella capitale tibetana il 10 marzo Commenta
Dharmsala (India), 25 marzo 2008 - Il governo tibetano in esilio ha annunciato che il numero dei morti per la repressione delle proteste in Tibet dal 10 marzo a oggi è vicino a 140.
Un comunicato stampa diffuso dal sito web del governo in esilio nella città di Dharmsala, nell'India settentrionale, rende noti i particolari e i nomi di 40 tibetani uccisi dall'inizio delle proteste nella capitale tibetana il 10 marzo.
Il comunicato precisa che altri particolari sono stati difficili da ottenere. Ma aggiunge che sono circa 140 in tutto i tibetani uccisi.
NUOVI SCONTRI
Scontri tra dimostranti pro-tibetani e polizia avvenuti ieri nella provincia cinese del Sichouan hanno provocato la morte di almeno due persone, secondo un bilancio comunicato oggi da organi di stampa ufficiali e da un gruppo di difesa dei diritti dell'uomo di Dharmsala, in India.
La manifestazione a Garze, una prefettura a maggioranza tibetana nella provincia del Sichouan, è cominciata con una marcia pacifica di monaci e monache tibetani. Poi, secondo l'agenzia di stampa ufficiale Nuova Cina, i dimostranti hanno attaccato gli agenti di polizia con coltelli e pietre, provocando la morte di un poliziotto. Stando invece alla ricostruzione dell'associazione a difesa dei diritti dell'uomo, gli scontri sono scoppiati dopo che le forze di sicurezza sono intervenute per disperdere i dimostranti.
Tra le vittime anche un monaco, mentre un altro si trova ricoverato in uno stato critico di salute.
RILASCIATI AD ATENE
Sono stati liberati su cauzione i tre manifestanti francesi che hanno protestato ieri a Olimpia in favore del Tibet durante la cerimonia di accensione della torcia olimpica. Lo ha reso noto Reporter senza frontiere, l'associazione per la libertà di stampa basata a Parigi cui appartengono i tre.
I tre manifestanti dovranno comparire davanti ad un tribunale greco il 29 maggio per rispondere dell'accusa di vilipendio di simboli nazionali, dopo aver srotolato ieri uno striscione nel quale i cerchi olimpici erano sostituiti da manette. Rischiano fino ad un anno di carcere.
"Non volevamo attaccare in nessun modo lo spirito olimpico in Grecia, volevamo solo protestare contro la politica di repressione portata avanti dalla Cina", ha commentato l'organizzazione per la libertà di stampa, esortando ad un boicottaggio della cerimonia di apertura dei Giochi l'otto agosto a Pechino.
Forti piogge e raffiche di vento hanno messo in ginocchio il sud del Paese. In difficoltà una petroliera al largo dell'isola di Wight. Chiuso il porto di Dover.