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TIBET / PROTESTE E REPRESSIONE

La Cina attacca di nuovo il Dalai Lama:
"Abusa della religione e fa politica"
Altri scontri in Nepal: 150 arresti

Nuovo durissimo attacco di Pechino al leader spirituale tibetano: "Smetta di sobillare le persone". Altri arresti a Lhasa, maxi-dimostrazione in Nepal Commenta

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il Dalai Lama Pechino, 31 marzo 2008 - Nuovo attacco del governo di Pechino al Dalai Lama, un attacco che è una doccia fredda sulle speranze di chi esorta il governo cinese ad aprire un dialogo diretto con il leader spirituale dei tibetani in esilio.


Nel giorno in cui la torcia olimpica è giunta nella capitale del gigante asiatico per cominciare il suo periplo nel mondo, l'agenzia ufficiale cinese, Xinhua, ha scritto che il governo possiede le prove che il Dalai Lama e i suoi collaboratori hanno sobillato la protesta nel Tibet, approfittando dello spirito religioso.


"Colui che si proclama leader spirituale ha evidentemente dimenticato la sua identità, abusato della religione e fatto troppa politica", scrive la Xinhua, sostenendo che il Dalai lama ha messo a punto "un'infrastruttura per arrivare all'indipendenza" del Tibet. "Se il Dalai davvero desidera essere un semplice monaco buddista, è arrivato il momento che smetta di fare politica e di sobillare le persone, in Occidente soprattutto, con la sua ippocratica pretesa di 'autonomià".

 

SCONTRI IN NEPAL: 150 ARRESTI

La polizia nepalese ha fermato un gruppo di circa 150 dimostranti che protestava a Kathmandu contro la repressione cinese in Tibet. I manifestanti - che avevano organizzato la manifestazione all'ufficio visti dell'ambasciata cinese - sono stati circondati e quindi fermati dai poliziotti mentre sfilavano in direzione della sede diplomatica, che non sono riusciti a raggiungere.

Quella di oggi è stata la più imponente dimostrazione di piazza organizzata dai tibetani che vivono in esilio in Nepal dal 10 marzo scorso, quando sono iniziate le proteste: circa 350 manifestanti hanno preso parte alla dimostrazione, urlando slogan a favore di un Tibet libero e contro le azioni delle autorità cinesi a Lhasa.

 

ALTRI ARRESTI A LHASA

 Nuovi arresti a Lhasa, capitale del Tibet. Secondo quanto comunicato da Jaing Zaiping, vice responsabile della Pubblica sicurezza della città, quattro persone, presunti autori di roghi ai danni di negozi ed abitazioni, sono stati arrestati a Lhasa. Lo scrive il quotidiano Tibet Daily che spiega come negli incendi di cui furono responsabili, avvenuti durante gli scontri di metà marzo, persero la vita cinque giovani donne.


In totale sono 414 le persone arrestate dalla polizia antisommossa in Tibet, secondo Jiang, mentre altre 298 si sono presentate volontariamente alla polizia.


Il governo regionale tibetano ha fatto sapere che alle famiglie di due delle donne uccise è stato accordato un risarcimento di 200.000 yuan, pari a 17.800 euro. Il governo ha promesso la stessa cifra alle famiglie dei 18 civili uccisi e a quella di un poliziotto. Secondo il governo tibetano in esilio le vittime degli scontri sono invece almeno 140.

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