Parigi, 5 aprile 2008 - Prende sempre più forma anche la minaccia di boicottaggio della cerimonia d'apertura dei Giochi del presidente francese Nicolas Sarkozy. In un'intervista a Le Monde, il segretario di Stato francese ai diritti umani, Rama Yade, ha dichiarato che Sarkozy pone tre condizioni a Pechino per la sua presenza il prossimo 8 agosto alla cerimonia di apertura: la fine delle violenze contro la popolazione e la liberazione dei prigionieri politici, la chiarezza sugli eventi tibetani e l'apertura del dialogo con il Dalai Lama. Un sondaggio della Csa per Reporters sans frontieres rivela che il 62% dei francesi è favorevole al boicottaggio della cerimonia da parte del proprio presidente.
Anche sul piano prettamente sportivo i problemi non mancano, a causa dell'inquinamento nella capitale cinese. Oggi il presidente del Comitato olimpico internazionale, Jacques Rogge, ha assicurato che le condizioni dell'inquinamento dell'aria di Pechino "non rappresenteranno alcun pericolo per gli atleti" che saranno impegnati nelle gare più lunghe e faticose all'aperto durante i Giochi di Pechino. A causa dei possibili problemi di salute legati alla qualità dell'aria di Pechino, l'etiope Haile Gebrselassie, il più grande maratoneta del mondo, ha deciso di non correre la gara che chiuderà i Giochi per paura di possibile conseguenze nel suo fisico.
GORDON BROWN: NON BOICOTTO
Il premier britannico Gordon Brown ribadisce che sarà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Pechino, proprio mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy detta le sue condizioni per essere presente. "Lo stesso Dalai Lama non vuole che ci sia un boicottaggio delle Olimpiadi - ha sottolineato Brown, spiegando le ragioni per le quali ci sarà - ed è per questo che ho detto che, (come leader) del Paese ospite delle Olimpiadi del 2012, sarò ai Giochi come faranno molti altri".
Il capo del governo di Londra, parlando a una conferenza di leader del centrosinistra di tutto il mondo, ha poi rinnovato l'appello al dialogo tra Pechino e il Dalai Lama sul Tibet. "Ogni violenza in Cina deve essere condannata e faccio appello alla moderazione - ha ribadito - È importante che riconosciamo che le tensioni tra le autorità cinesi e i tibetani possono essere risolte solo attraverso il dialogo".
SCONTRI IN SICHUAN: ALMENO 15 MORTI
Sono almeno 15 le persone uccise durante le nuove violenze esplose in Cina contro la repressione in Tibet, riferisce Radio Free Asia. Gli scontri sono avvenuti giovedì scorso nella provincia del Sichuan.
La polizia ha sparato su centinaia di monaci buddisti del monastero di Tongkor e cittadini che marciavano verso gli uffici del governo locale a Donggu, nella contea di Garze, per chiedere il rilasci di due monaci, incarcerati perché in possesso di fotografie del Dalai Lama. Secondo una campagna di "educazione patriottica" lanciata dal governo in questi giorni, scrive il Tibet Daily, i monaci dovrebbero denunciare il loro leader spirituale, il Dalai Lama, e dichiararsi fedeli a Pechino. L'agenzia di stampa cinese Xinhua non nomina le vittime di Donggu ma parla solo di un funzionario "gravemente ferito".
Intanto, il Centro Tibetano per i diritti umani e la democrazia, che ha sede in India, ha reso noto che due monaci tibetani si sono suicidati la settimana scorsa nella contea di Ngawa (Aba in cinese), sempre in Sichuan, perché non riuscivano più a "sostenere la repressione" cinese.
Gli scontri del Sichuan fanno parte di una serie di proteste esplose in tutta la Cina e all'estero dopo la dura repressione della rivolta scoppiata in Tibet il 10 marzo e soffocata nel sangue quattro giorni dopo. Le nuove violenze hanno spinto gli attivisti a compiere azioni ancora più spettacolari per bloccare il simbolo dei Giochi di Pechino, la fiamma olimpica. Per questo Londra è in allerta per la staffetta che si terrà domani lungo le vie della capitale, da Wembley a Greenwich. E' prevista la presenza di 80mila spettatori e sei gruppi per la difesa dei diritti umani.
Forti piogge e raffiche di vento hanno messo in ginocchio il sud del Paese. In difficoltà una petroliera al largo dell'isola di Wight. Chiuso il porto di Dover.