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LE OLIMPIADI DELLA DISCORDIA

La fiaccola olimpica a San Francisco
In forse la presenza di Bush e Sarkozy

Il governo cinese condanna gli incidenti che hanno accompagnato il passaggio della fiaccola olimpica in Europa. Il il presidente del CIO ha escluso l'annullamento delle tappe. Commenta
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india, manifestazione pro-Tibet Roma, 8 aprile 2008 - La fiaccola dell'Olimpiade si trasforma in un cerino acceso per i leader dell'Occidente, impegnati a non farsi scottare dalle polemiche interne, sollevate da chi rimprovera loro di non fare valere i valori della democrazia e di piegarsi al gigante cinese. Alla vigilia della staffetta olimpica a San Francisco e delle attese proteste, George W. Bush e Nicolas Sarkozy hanno fatto sapere di non escludere la loro assenza alla cerimonia di apertura dei Giochi.



Nella città californiana, sesta tappa del tour mondiale, già si pensa a cambiare itinerario alla staffetta olimpica per evitare le proteste anti-cinesi. Il sindaco, Gavin Newsom, si è detto fiducioso che non si ripeteranno gli incidenti di Londra e Parigi ma ha dovuto ammettere che è stato mutato il percorso della staffetta, circa dieci chilometri sul lungomare: "Non sono così ingenuo da pensare che questo evento non sia sentito intensamente da entrambe le parti", ha detto, riferendosi ai manifestanti e alla comunità cinese locale, la più grande negli Stati Uniti". "Il percorso non è fissato - ha aggiunto Newsom - continuerà a cambiare finchè la torcia non sarà passata. E cambierà, se necessario, anche durante la staffetta".



Dopo gli incidenti in Europa, Pechino è passata al contrattacco e ha avvertito: "Nessuna forza potrà fermare la staffetta della torcia olimpica. Il suo percorso andrà avanti - ha detto il portavoce del comitato organizzatore Sun Weide - con l'inarrestabile sostegno dei popoli di tutto il mondo". Il ministero degli Esteri ha usato toni più formali: "Condanniamo con forza la volontaria interruzione della staffetta da parte di forze separatiste al servizio della cosiddetta indipendenza tibetana".



La staffetta si è colorata di giallo quando ha cominciato a circolare la voce di un annullamento delle tappe successive a quella americana. In un'intervista al Wall Street Journal il presidente del CIO l'ha escluso: "Non è in questione un annullamento delle tappe", ha precisato Jacques Rogge. Al vertice di giovedì a Pechino si tratterà solo di "valutare il percorso fatto finora".



Per Nicolas Sarkozy gli incidenti di Parigi sono stati "uno spettacolo triste per tutti" e il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, ha affermato che gli assalti potrebbero essere controproducenti per la causa tibetana. Lo stesso presidente francese però, ha collegato la sua presenza alla cerimonia inaugurale dei Giochi di Pechino al dialogo tra la Cina e il Dalai Lama. "Sulla base della ripresa di questo dialogo deciderò le condizioni della nostra partecipazione", ha spiegato ai giornalisti a Cahors, nel sud-ovest della Francia.

 

E più tardi la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, ha fatto sapere che Bush potrebbe "ripensare" alla propria partecipazione alla cerimonia di apertura.










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