L'ex consigliere speciale dell'Onu per lo sport, Adolf Ogi, si candida come mediatore e propone anche i nomi di Kofi Annan e Nelson Mandela. il ministro della ricerca tedesco: "Sbagliato però boicottare i Giochi". Il Dalai Lama in visita a Seattle. La fiaccola olimpica è giunta in Tanzania
urigo, 13 aprile 2008 - Il Dalai Lama ha detto oggi a Seattle (USA) che rinuncerebbe al suo incarico se la violenza in Tibet ''dovesse esplodere sfuggendo ad ogni controllo''. Il Dalai Lama ha detto che il Tibet non puo' fare altre concessioni alla Cina.
Lo svizzero Adolf Ogi, ex consigliere speciale dell'Onu per lo sport al servizio dello sviluppo e della pace, si dice favorevole all'intervento di un mediatore nel conflitto tra la Cina e il Tibet. In un'intervista pubblicata oggi sul domenicale svizzero 'Sonntagsblick', Ogi propone per questo ruolo i nomi di Kofi Annan, di Nelson Mandela e il proprio.
"Credo di conoscere molto bene la mentalità cinese", dichiara Adolf Ogi, aggiungendo di essere in grado di condurre una conversazione con i cinesi. L'ex presidente della Confederazione elvetica dice anche di credere nella possibilità di un dialogo fra i dirigenti cinesi e il Dalai Lama, un evento che potrebbe contribuire a sciogliere la tensione.
"LA REPRESSIONE? UN ERRORE"
Missione delicata, intanto, quella del ministro della Ricerca della germania, Annette Schavan. Tra le più strette collaboratrici del cancelliere Angela Merkel, la rappresentante delle istituzioni tedesche sarà a Pechino con un messaggio: "La Cina deve sapere che una grande nazione non si può tenere insieme con la repressione". La libertà di religione e di cultura fa parte "dei diritti fondamentali dei tibetani". "Chi li reprime - spiega Schavan - deve fare i conti con una chiara risposta della comunità internazionale".
"Nel corso della mia visita a Pechino affronterò il tema delle violazioni dei diritti umani e dirò chiaramente che il comportamento del governo cinese in Tibet non è in alcun modo accettabile". Annette Schavan ha, comunque, escluso l'eventualità di un boicottaggio dei Giochi olimpici: "questo non aiuterebbe il popolo cinese".
Sei mesi fa, l'accoglienza ufficiale riservata al Dalai Lama da parte di Angela Merkel suscitò una viva reazione da parte del governo cinese. Oggi, sulla Frankfurter Sonntagszeitung, Merkel ha detto di volere incontrare nuovamente il leader spirituale tibetano.
IL DALAI LAMA
In 50.000 si sono radunati nello stadio di Seattle, sulla costa nord-occidentale degli Stati Uniti, per ascoltare un discorso del Dalai Lama, il leader tibetano in esilio, che però non ha fatto alcun riferimento ai moti anti-cinesi che stanno scuotendo la sua terra di origine, nè ha menzionato la possibilità di boicottare la cerimonia di apertura dei giochi di Pechino 2008.
Seduto in una poltrona rossa, il Dalai Lama ha parlato per circa 45 minuti, toccando temi come la non violenza, la necessita' di eliminare le armi nucleari e il ruolo fondamentale della donna nell'educare alla compassione.
Tema centrale del suo discorso, il bisogno di cancellare la violenza e fare del 21° secolo il ''secolo del dialogo''.
LA FIACCOLA OLIMPICA
La fiaccola olimpica, nel frattempo, ha compiuto il suo percorso in Tanzania, unica tappa africana prevista. Il vicepresidente della Tanzania, Mohamed Shein, ha acceso la fiaccola e l'ha consegnata nella mani del ministro dell'Unione tanzaniana, Seif Khatib, primo tedoforo di un percorso di cinque chilometri per le strade di Dar es Salaam, la capitale del Paese. "Sono fiero che la Tanzania sia il solo paese africano ad accogliere la fiaccola. E' un'opportunità eccezionale per il nostro paese", ha commentato il ministro.
La torcia olimpica era giunta ieri sera nella città proveniente da Buenos Aires, Argentina. Il programma iniziale dei festeggiamenti prevedeva un percorso i 25 chilometri attraverso Dar es Salaam, che poi è stato ridotto a cinque, ufficialmente per le cattive condizioni atmosferiche. La fiaccola adesso andrà in Oman.
Forti piogge e raffiche di vento hanno messo in ginocchio il sud del Paese. In difficoltà una petroliera al largo dell'isola di Wight. Chiuso il porto di Dover.