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LA CRISI ALIMENTARE

L'allarme prezzi del Fmi:
"Rischio catastrofe umanitaria"

Il direttore Strauss-Kahn: "I rincari alimentari significano fame per centinaia di migliaia di persone". Problemi anche per le economie forti. Draghi: "Più difficile la lotta alla povertà" 
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pane WASHINGTON, 14 aprile 2008 - LA CRESCITA senza controllo dei prezzi dei generi alimentari nei Paesi in via di sviluppo potrebbe provocare una vera e propria «catastrofe umanitaria». A lanciare l’allarme è il presidente del Fondo montario internazionale (Fmi), Dominique Strauss-Kahn. Secondo il numero uno dell'Fmi, se la tendenza non dovesse arrestarsi «migliaia, centinaia di migliaia di persone morirebbero di fame».

 

Nel corso di una conferenza stampa a Washington, Strauss-Kahn ha sottolineato come la deriva inflazionistica alimentata dai prezzi dei generi alimentari non sia «solo una questione umanitaria». Secondo il dirigente dell'Fmi, infatti, deficit nella bilancia commerciale penalizzerebbero anche le economie dei Paesi più sviluppati. Strauss-Kahn ha parlato al termine di una riunione di un comitato del Fondo, riunione nella quale sono stati analizzati i pericoli del caro vita mondiale.

 

"Un certo numero di Paesi — si legge in una nota diffusa al termine dell'incontro — sperimentano una crescita sostenuta dei prezzi dei generi alimentari e dell'energia che ha un impatto molto forte sui segmenti più poveri della popolazione». E non a caso dall’inizio dell’anno si sono registrati numerosi casi di manifestazioni, anche violente, in diversi Paesi in via di sviluppo. Un insieme di fattori, dal rincaro del petrolio al mutamento nelle diete alimentari di Paesi popolosi come la Cina e l'India, sta contribuendo a una vera e propria impennata dei prezzi di beni essenziali come riso, grano e mais.


Anche il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi si è unito all’allarme. «Alti e più volatili prezzi delle materie prime — ha denunciato — mettono sotto ulteriore tensione il processo di sviluppo e hanno un drammatico impatto sulla riduzione della povertà». Draghi ha constatato come la corsa dei prezzi delle materie prime rappresenta «una nuova minaccia alla lotta alla povertà».

 

"Mentre i recenti aumenti delle commodity offrono ai paesi esportatori l'opportunità unica di accelerare il processo di riforme diversificando l'economia e rafforzando la sostenibilità finanziaria — afferma Draghi —, i paesi più poveri, in particolare quelli dell'Africa sub-Sahariana, rischiano di vedere la loro crescita ridotta dall'aumento dei prezzi dell'energia e degli alimentari, che rappresentano più del 70% del paniere consumi dei poveri".

"I recenti aumenti del petrolio e degli alimentari sono legati — ha spiegato il governatore della Banca d'Italia —, in quanto elevati prezzi dell'energia fanno crescere i costi dei trasporti, mettendo addizionale pressione sui prezzi alimentari».

"IN QUESTO contesto, il problema della sicurezza alimentare si fa più serio per i paesi con una larga fascia della popolazione che vive vicino ai livelli di sussistenza. Appoggiamo la chiamata del presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, a fare della lottà alla povertà, alla fame e alla malnutrizione una priorità globale", ha aggiunto Draghi, invitando "Banca Mondiale e Fmi a lavorare insieme per alleggerire gli effetti degli choc dei prezzi sui poveri, orientando meglio i programmi di assistenza ed esplorando appropriate forme di sostegno finanziario".










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