Washington, 16 aprile 2008 - La Corte Suprema degli Stati Uniti ha restituto legittimità al boia. Dopo quasi nove mesi di sospensione, i giudici federali hanno stabilito che l'iniezione letale non viola la Costituzione e hanno respinto il ricorso presentato da due detenuti del Kentucky, in cui si sosteneva che il cocktail di veleni utilizzato è incompatibile con l'ottavo emendamento della Costituzione che vieta "punizioni crudeli e inusuali".
Non è stato un voto unanime: sette giudici si sono pronunciati a favore e due contro la costituzionalità del metodo e sono stati redatti sette diversi pareri per un totale di 92 pagine. Inoltre uno dei giudici, John Paul Stevens, pur riconoscendo che i legali dei due detenuti non sono riusciti a dimostrare la loro tesi, ha messo in dubbio la costuituzionalità della pena di morte in sè. "Invece di porre fine alla controversia" ha detto Stevens, "sono convinto che questo caso genererà un dibattito non solo sulla costituzionalità dell'iniezione letale, ma della pena di morte in sè".
Nella pronuncia della Corte si legge che "i ricorrenti non hanno adempiuto all'onere di provare che il rischio di un dolore causato dalla cattiva applicazione del protocollo sulle iniezioni letali, e la mancata adozione di alternative non sperimentate, costituisca una punizione crudele e inusuale".
L'iniezione letale fu adottata da molti Stati due anni dopo la reintroduzione della pena di morte, nel 1978, in alternativa ai metodi più tradizionali, ritenuti più crudeli (come la sedia elettrica, la camera a gas, l'impiccagione e la fucilazione). Ma negli ultimi anni, anche questa tecnica ha scatenato polemiche, in seguito a casi di lente agonie, verificatisi in Florida e California. Le esecuzioni sono sospese da settembre, quando la Corte suprema ha accettato di esaminare il caso 'Blaze contro Rees'.
La pronuncia della Corte Suprema viene proprio nel giorno della visita di Benedetto XVI - che è un profondo oppositore della pena capitale - negli Stati Uniti e meno di quattro mesi dopo l'approvazione all'Assemblea generale delle Nazioni Unite della moratoria sulla pena capitale. Nel 2007, già prima della sospensione decisa in settembre, il numero delle esecuzioni negli Stati Uniti era drasticamente crollato a 42: il più basso da 13 anni.
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