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ZIMBABWE

L'opposizione chiede nuovo mediatore
e un tribunale internazionale all'Onu

All'indomani del duro confronto alle Nazioni Unite tra Mbeki e i leader della comunità internazionale sulla crisi seguita alle elezioni del 29 marzo scorso, è il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai a chiedere al Presidente sudafricano di lasciare il suo incarico di mediatore e alle Nazioni Unite di giudicare i responsabili delle violazioni dei diritti umani
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Morgan Tsvangirai, leader dell'opposizione in Zimbabwe Johannesburg, 17 aprile 2008 - L'opposizione dello Zimbabwe ha chiesto oggi al Presidente sudafricano Thabo Mbeki di lasciare il suo incarico di mediatore e alle Nazioni Unite di creare un tribunale internazionale che giudichi i responsabili delle violazioni dei diritti umani commessi nel Paese sudafricano.


All'indomani del duro confronto alle Nazioni Unite tra Mbeki e i leader della comunità internazionale sulla crisi seguita in Zimbabwe alle elezioni del 29 marzo scorso, è il leader dell'opposizione Morgan Tsvangirai ad alzare i toni contro la cosiddetta "diplomazia discreta" adottata da Pretoria negli ultimi anni verso il Presidente Robert Mugabe, respingendo poi l'accusa di complottare con Londra per rovesciare il Capo dello Stato. Nuovi appelli sono stati lanciati anche da Stati Uniti e Regno Unito, perchè i Paesi africani si adoperino di più per risolvere la situazione nel Paese.

Oggi, il quotidiano filogovernativo Herald ha infatti pubblicato una lettera in cui il premier britannico Gordon Brown garantirebbe il suo sostegno all'opposizione contro Mugabe.

Immediata la smentita dell'Ambasciata britannica di Harare, che ha definito un "falso" la missiva, e dell'opposizione. "Noi siamo decisi a chiedere un cambiamento democratico attraverso mezzi democratici, non con la violenza - ha sottolineato Tsvangirai in un'intervista all'Associated Press - sarà solo la gente a cambiare il governo".

Quindi la presa di posizione contro Mbeki: "Noi vogliamo ringraziare il presidente Mbeki per tutti i suoi sforzi, ma il presidente Mbeki deve essere sollevato dal suo incarico. Ho chiesto al Presidente Mwanawasa (Levy, capo di Stato dello Zambia, ndr) di assumere le guida di una nuova iniziativa che vada oltre quanto fatto dal Presidente Mbeki". Mbeki è stato confermato nel suo ruolo di mediatore della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (Sadc), che riunisce 14 leader, nel vertice svoltosi la scorsa settimana a Lusaka.

Tsvangirai ha poi puntato il dito contro Mugabe "per l'ondata di violenza scatenata contro la popolazione". Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciatio nei giorni scorsi un crescente numero di agggressioni e intimidazioni contro i sostenitori di Tsvangirai. Il leader dell'opposizione ha anche ricordato le violenze commesse dal governo di Mugabe dal 1980 in poi, come la repressione contro 20mila dissidenti nel Matabeleland: "Ci sono state violenze quando abbiamo formato il nostro partito, ci sono violenze contro la popolazione in questo stesso momento: credo che questa situazione debba finire e per ottenere ciò non esiste che un solo mezzo, far capire ai responsabili che un giorno dovranno rispondere del loro operato".

Da Washington, il Segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, ha lanciato un appello ai Paesi africani perchè si interessino alla crisi in Zimbabwe. "E' tempo che l'Africa si esprima pubblicamente - ha detto Rice in conferenza stampa - dov'è la preoccupazione dell'Unione africana e dei vicini dello Zimbabwe su ciò che avviene in Zimbabwe?". Sono passate tre settimane dalle elezioni politiche e presidenziali. La Commissione elettorale ha annunciato finora solo la vittoria dell'opposizione in Parlamento, ma non ha ancora diffuso i dati riguardanti le presidenziali. L'opposizione afferma di aver vinto con il 50,3% dei voti. Tuttavia, una coalizione di gruppi della società civile, Zimbabwe Election Support Network, ritiene che nè Tsvangirai nè Mugabe abbiano ottenuto la maggioranza dei voti, rendendo così necessario un voto di ballottaggio. Il partito di governo, Zanu-Pf, si è detto pronto al secondo turno.










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