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MOZZARELLA ALLA DIOSSINA

La Cina revoca il blocco sulle bufale italiane

Annuncio dell'ambasciatore italiano a Pechino: "È un altro successo importante conseguiito a difesa dei prodotti italiani"
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mozzarella di bufala Pechino, 18 aprile 2008 - La Cina rimuove il blocco alle importazioni italiane di prodotti lattiero-caseari e di mozzarella. I timori per le contaminazioni da diossine che si erano levati a seguito delle vicende legate alla mozzarella di bufala, quindi, sembrano allontanarsi progressivamente anche in quei Paesi che avevano manifestato maggiore diffidenza a causa dell'allarme scattato in Italia.

 

Il via libera alle importazioni da parte della Cina arriva dopo quelli di Giappone (28 marzo) e Corea del Sud (8 aprile), grazie all'azione diplomatica durata tre settimane, dal 28 marzo, tra l'ambasciatore d'Italia a Pechino, Riccardo Sessa, e Li Chang Jiang, rappresentante dell'Ispettorato per la quarantena e la tutela della qualità (Aqsiq). I cinesi hanno ottenuto ampie garanzie e sufficienti spiegazioni sulla bontà delle produzioni italiane e, soprattutto, sono scongiurati i rischi di danni ingenti all'export made in Italy, a pochi mesi dall'apertura dei giochi olimpici.

 

La Cina, che ancora non importa mozzarella di bufala campana, aveva esteso il blocco, in forma precauzionale, a tutti i prodotti caseari in maniera indistinta. Tra questi c'erano anche parmigiano, grana, pecorino, fontine, gorgonzola. L'Istituto per il commercio estero, a cui l'ambasciata ha chiesto un parere tecnico insieme alla rappresentanza della commissione europea, ha rassicurato i rappresentanti di Pechino che i prodotti italiani sono tutti sottoposti a controlli nel rispetto dei disciplinari di produzione.

 

Un risultato, quello ottenuto oggi dall'Italia, su cui ha inciso positivamente anche il plauso di Bruxelles alle operazioni messe in campo dal ministero della Salute che ha disposto analisi e severi controlli sull'intera filiera del latte. La stessa Ue il 31 marzo scorso aveva chiesto alla Cina con una lettera formale di rimuovere il divieto di importare mozzarella dall'Italia. Inoltre, come ha sottolineato il direttore dell'Istituto per il commercio estero a Pechino, Antonino La Spina, i cinesi hanno detto sì dopo aver avuto ampie rassicurazioni sulla distinzione tra prodotti bufalini e prodotti vaccini.

 

Il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, con il suo presidente Franco Consalvo, ha accolto con soddisfazione la notizia e pensa già a "riprendere e intensificare i contatti" con la Cina in proiezione futura. Soddisfatto anche il ministro per le Politiche agricole, Paolo De Castro, che evidenzia come l'ok della Cina sia un attestato di qualità nei confronti del made in Italy. Plaudono anche le organizzazioni agricole, Cia e Confagricoltura, che però chiedono precise iniziative a sostegno del comparto bufalino in crisi.

 

Secondo Coldiretti, nel 2007 il valore delle esportazioni verso la Cina ammonta a circa 830mila euro per oltre 160mila chili (43% sul 2006); una cifra che potrebbe aumentare se si lavorasse meglio per "bloccare la mozzarella e gli altri formaggi Made in Italy taroccati". Secondo l'assessore all'Agricoltura della Regione Campania, Andrea Cozzolino, ora che sono riconosciuti non solo trasparenza, tempestività ed efficacia nelle decisioni ma anche qualità del prodotto "tutto il comparto lattiero caseario campano e l'intero comparto agroalimentare possono riprendere le normali attività e riconquistare e accrescere le fette di mercato conquistate negli ultimi anni".

 

Il patrimonio bufalino campano, secondo le cifre dell'assessorato regionale, si aggira intorno a 250mila capi, di cui circa 130mila bufale in lattazione, distribuiti in oltre 1.900 allevamenti. L'80% è distribuito nell'ambito del territorio campano, il restante 20% è dislocato nel basso Lazio, in Puglia e in Molise. Mediamente si producono circa 35 milioni di chili di mozzarella di bufala campana Dop all'anno (dati 2007), con un incremento rispetto al 2006 del 10%. Il fatturato espresso dal comparto nel 2006 si è aggirato intorno ai 300 milioni, con un +7% delle esportazioni. Nella filiera sono impegnati oltre 3mila imprenditori e 370 caseifici, con un indotto che oggi vede impegnati nell'area Dop oltre 30mila addetti.










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