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PROTESTE PRO TIBET

La Francia cerca di 'ricucire' con Pechino
A Lhasa parte la 'campagna patriottica'

L'ex premier Raffarin e in presidente del Senato francese in visita in Cina. Nuove proteste e arresti in Nepal. Intanto nella capitale tibetana il regime cinesa fa partire una campagna di 'educazione patriottica'

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Manifestazioni pro Tibet Parigi, 21 aprile 2008 - In un momento di alta tensione e di inedita esplosione dei sentimenti anti-francesi in Cina, l'Eliseo ha inviato i suoi emissari a Pechino. Christian Poncelet, presidente del Senato francese, Jean Pierre Raffarin, ex premier, e Jean-David Levitte, consigliere diplomatico di Nicolas Sarkozy, saranno questa settimana in Cina: ufficialmente non si tratta della controffensiva diplomatica, perché Parigi non intende drammatizzare il significato delle proteste registrate negli ultimi giorni, di cui hanno fatto le spese marchi come 'Carrefour' e 'Louis Vuitton'; tuttavia l'Eliseo intende ricucire i rapporti, pur chiedendo a Pechino di chiarire la questione tibetana e la natura delle relazioni economiche tra i due Paesi.

 


Il presidente del Senato stamane ha visitato a Shanghai l'atleta paraolimpica, Jing Jing, le cui foto sulla sedia a rotelle per le strade di Parigi mentre tentava di proteggere la fiamma dagli assalti dei manifestanti, fecero il giro del mondo. Poncelet ha consegnato a Jin, trasformata in un'eroina olimpica dalla propaganda di Pechino, una lettera con le scuse di Sarkozy. «Sono rimasto scioccato nel vedere quel che è accaduto durante la staffetta della fiaccola», ha detto Poncelet, leggendo la missiva. «È comprensibile che il popolo francese si senta ferito: condanno senza esitazione quello che hanno fatto».

 

NUOVE PROTESTE IN NEPAL

Continuano in Nepal gli arresti di attivisti tibetani: oggi in più di cento sono finiti in manette durante una manifestazione di fronte agli uffici dell'Onu, indetta per protestare contro le politiche della Cina.
Come altre volte nelle ultime settimane, la polizia è intervenuta con prontezza per disperdere i dimostranti ed effettuare numerosi arresti. Giovedì scorso, in una sola giornata, erano stati portati in questura 500 attivisti.
Paese himalayano stretto tra l'India e la Cina, il Nepal ospita una numerosa comunità di tibetani in esilio. Molti di questi immigrati accusano Pechino di non rispettare nella loro regione d'origine i diritti della minoranza indigena. 

 

 
'EDUCAZIONE PATRIOTTICA' A LHASA

Pechino ha lanciato una campagna di "educazione patriottica" nella capitale tibetana Lhasa, con lo scopo di fornire una 'diversa chiave di lettura' del Dalai Lama e informare i residenti sulla posizione del governo cinese negli scontri del mese scorso.


Secondo il quotidiano comunista "Tibet Daily", la campagna battezzata "Lottare contro il separatismo, proteggere la stabilità, incoraggiare lo sviluppo", durerà due mesi a Lhasa e nelle vicine zone rurali.
La campagna ha l'obiettivo di rafforzare le relazioni tra gli abitanti e i responsabili locali del Partito comunista. L'intento primario è di unificare gli spiriti, rafforzare la lotta contro gli indipendentisti e replicare al "Dalai Lama e alla sua cricca separatista".










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