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LO STUDIO

La bioplastica danneggia l'ambiente
e favorisce la crisi alimentare mondiale

Una ricerca condotta dal quotidiano britannico Guardian, sottolinea come il sempre più diffuso utilizzo della plastica biodegradabile da parte di supermercati e aziende, non garantisce meno inquinamento. La plastica bio può aumentare il rischio di emissione di gas serra nei siti di stoccaggio
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bottiglia plastica Londra, 26 aprile 2008  - La bioplastica danneggia l'ambiente e alimenta l'attuale crisi alimentare. Sono queste le conclusioni a cui è giunto uno studio condotto dal quotidiano britannico Guardian sul sempre più diffuso utilizzo della plastica biodegradabile da parte di supermercati e aziende, ansiosi di diventare più "verdi".


La plastica bio può infatti aumentare il rischio di emissione di gas serra nei siti di stoccaggio, spesso ha bisogno di alte temperature per decomporsi e in alcuni casi mancano le apparecchiature per il suo riciclaggio. Molte delle bioplastiche stanno inoltre contribuendo all'attuale crisi globale dei prezzi alimentari, perchè occupano parte dei terreni prima destinati alle colture per il consumo umano. Questo tipo di plastica viene infatti ricavato da prodotti come mais, canna da zucchero, grano e altre piante e il suo mercato registra un incremento annuo del 20-30%.

Le aziende che la producono, presentandola come 'sostenibile', 'biodegradabile', 'utilizzabile per il compostaggio' e 'riciclabile', affermano che la bioplastica garantisce una riduzione di emissioni di anidride carbonica dal 30 all'80 per cento.

 

Tuttavia, le richerche condotte dal quotidiano hanno evidenziato come la nuova generazione di plastica bio finisca nei siti di stoccaggio dove si decompone in assenza di ossigeno, emettendo così metano, un gas serra 23 volte più potente del biossido di carbonio. Questa settimana, le autorità Usa di controllo dell'atmosfera e degli oceani hanno denunciato un netto aumento di emissioni di metano nell'atmosfera durante lo scorso anno.

L'attuale crisi alimentare ha poi messo in evidenza la competizione tra bioplastica, biocarburanti e cibo per il controllo dei terreni. Lo scorso anno sono state prodotte circa 200.000 tonnellate di plastica bio da 250.000-350.000 tonnellate di raccolto e per i prossimi quattro anni si prevede che la produzione richiederà diversi milioni di acri di terreno.

 









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